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Pudore e censure in egittologia

Categorie: Egittologia_pubblico | Autore: gilberto modonesi | Data pubblicazione: 22/01/2011 | Vista 7097 volte
Spigolature egittologiche a cura di Gilberto Modonesi
I popoli antichi, tra cui gli egizi, non si ponevano certe inibizioni e spesso i loro codici sessuali avevano rilevanza religiosa

La scoperta di alcuni monumenti e documenti di esplicito contenuto sessuale ha spesso creato imbarazzo agli egittologi che dovevano documentarli. I popoli antichi, tra cui gli egizi, non si ponevano certe inibizioni e spesso i loro codici sessuali avevano rilevanza religiosa. Il pudore degli egittologi si è manifestato particolarmente nel periodo di fine ottocento - primi decenni del novecento(1). E’ possibile verificare alcuni esempi di censure nella documentazione:

  • nel volume del Petrie su Koptos(2) la figura del dio Min è disegnata senza fallo nella riproduzione al tratto della stele di Parthenios (Ashmolean Museum);
  • nello stesso volume del Petrie(3) una tavola mostra un rilievo del re Sesostri I davanti al dio Min: in questo caso il fallo è occultato dietro un cartello apposto sul rilievo;
  • nella tomba del governatore Khety (XI din.), a Beni Hasan, è dipinto un geroglifico (unico nel suo genere) che mostra una coppia in amore: la pubblicazione della tomba(4) riporta solamente il letto senza i due amanti.

La censura non si è manifestata solo nella iconografia, ma anche nella traduzione dei testi. Nel 1898, quando pubblicò il papiro di Kahun, Griffith trovò l’episodio allora inedito del rapporto omosessuale tra Horus e Seth e lo tradusse in latino(5). Già Champollion aveva dato l’esempio usando il latino per descrivere il dio itifallico Min: “habens veretrum erectum”. Tra i vari casi di censura si possono ricordare anche esempi più recenti. Un frammento di cuoio, appartenuto al Metropolitan Museum of Art,(6) rappresenta una scena con un danzatore nudo che ha in evidenza i suoi attributi sessuali. Nella scena, pubblicata da Hayes nel 1990, i genitali del danzatore sono stati cancellati(7).

a cura di Gilberto Modonesi

Note

  1. Nel 1905-6 Quibell trovò vicino alla piramide di Teti alcune statuine erotiche, ma “L’epoca di questa scoperta, in cui si osservava nella scienza la più grande riserva con riguardo a ogni rappresentazione che si riteneva oscena, impedì allo scopritore di pubblicarla, ed egli si contentò di una breve allusione nel suo rapporto di scavo”: Derchain, Observations sur les Erotica, in , EES, London 1981, Appendix K, pag. 166.
  2. Sull’argomento si può consultare l’articolo di Collombert & Volokhine, De Aegyptiacis rebus doctorum verecondia ou “let’s talk about sex”, in < Egypte, Afrique et Orient> n. 40, pagg. 45-56. Petrie, Koptos, 1896, pl. XXII
  3. Petrie, op. cit., pl. IX 
  4. Newberry, Beni Hasan, vol. II, 1893, pl. XIV. Una delle numerose riproduzioni al tratto di questa scena si trova in Manniche, Sexual Life in Ancient Egypt, Routledge & Kegan Paul, London 1987, fig. 21, pag. 35. Un commento alla censura della iscrizione crittografica dei due amanti si trova anche in Derchain, La perruque et le cristal, in , 1975, pag. 67: “…Newberry, cedendo senza dubbio alla pruderie del suo tempo, ha fatto scomparire dalla sua pubblicazione”. Una fotografia della scena è pubblicata anche da Kanawati & Woods, Beni Hassan. Art and Daily Life in an Egyptian Province, Supreme Council of Antiquities Press, Cairo 2010, foto 9 e 11. 
  5. Griffith, Hieratic Papyri from Kahun and Gurob, 1898, pag. 4: “Noctu autem Seth rigidum effecit membrum suum atque inseruit illud intras coxas Hori. Tunc Horus insinuavit manus suas ambas intra coxas suas et excepit sperma Seth”. In nota il testo aggiunge, sempre in latino, la contromossa di Isi con il figlio Horus: “Tunc accepit aliquantulum dulcis unguenti sparsitque illud super membrum Hori. Tunc induravit illud, introductum in vasculo, effecitque ut semen illius huc deflueret”. E’ curioso che anche il Donadoni, nella traduzione del testo, semplifichi così l’episodio: “Durante la notte Seth tentò di violare Horo”, salvo poi precisare in nota (n. 47) che “il testo egiziano è molto più esplicito”: Donadoni, La religione dell’antico Egitto, Laterza, Bari 1959, pag. 372.
  6. Ora scomparso.
  7. Hayes, The Scepter of Egypt, vol. II, 1990, pag. 167, fig. 92. In altri volume il danzatore è stato pubblicato integro dei suoi attributi: Pinch, Votive Offerings to Hathor, 1993, pl. 54; Manniche, op. cit., fig. n. 17, pag. 30.
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