Il 28 ottobre 312 d.C. l’esercito dell’Imperatore Costantino e quello di Massenzio si fronteggiarono per il dominio su Roma. Sappiamo che ebbe la meglio Costantino e la cosa curiosa che ci torna in mente da quando studiavamo sui libri di scuola è “la famosa visione” avuta da prima della battaglia.
Essendoci due versioni diverse di questo episodio mi sembra ovvio riportarle tutte e due. La prima è di Cecilio Firmiano Lattanzio, morto nel 327, dove in seguito ad un sogno Costantino fece sostituire l’aquila sugli scudi dei propri soldati con le lettere P e X sovrapposte. Mentre la seconda ci è stata lasciata da Eusebio di Cesarea (265-340) le parole dovrebbero essere queste: "Costantino disse che verso la metà del giorno, quando il sole cominciò a declinare vide con i propri occhi in cielo, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole 'In hoc signo vinces'”. “Fu pervaso da grande stupore e insieme a lui tutto il suo esercito".
Io chiamerei Costantino un gran furbacchione. Gli storici si sono accorti già da molto tempo che le concessioni fatte al Cristianesimo furono dettate da semplice opportunismo politico.
I seguaci della nuova religione erano diventati veramente tanti, compresi molti personaggi politici influenti. Proseguire sulla strada delle persecuzioni avrebbe creato seri problemi di ordine pubblico e dopo la vittoria su Massenzio sarebbe stata una mossa politica molto abile allargare la base dei consensi includendo “il popolo” dei Cristiani. Con una bella faccia di bronzo si fece proclamare “vescovo esterno” in modo da avere voce in capitolo e partecipare, non certo da spettatore, ai concili ecumenici come quello di Nicea del 325. Nasceva il controllo imperiale sulla Chiesa.
Va inoltre ricordato che Costantino si convertì al Cristianesimo solo in punto di morte e durante la sua esistenza era un sostenitore del mitraismo.

Dai fasti dell’antica Roma trasferiamoci ai giorni nostri in Abruzzo, nella provincia di L’Aquila nel Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino. Sulla piana conosciuta come “prati del Sirente”a circa 1100 Mt. s.l.m., si trova una depressione di forma ellittica (115 x 140 Mt.). Rispetto al terreno del prato il bordo che delimita la depressione raggiunge i 3,5 Mt. di altezza e i 10 alla base, non si riesce a percorrerlo tutto in quanto in due punti degrada quasi a livello del terreno. Al suo interno è presente una pozza d’acqua che viene normalmente utilizzata per abbeverare il bestiame.
Nel 2000 il geologo svedese Jens Ormo durante una visita in Italia ha notato la sua forma particolare: «Sono stato colpito dal fatto che quel laghetto presenta un bordo rialzato tutto attorno al perimetro, una struttura tipica dei crateri provocati dall'impatto di un meteorite».
“Vengono effettuati carotaggi e analisi per stabilire l'età dell'impatto: le datazioni radiometriche con la tecnica del carbonio 14 indicano un intervallo di tempo fra il 300 e il 400 dell'era cristiana. La sezione del cratere è quella tipica scavata dai proiettili cosmici”.
Questa notizia fa il giro del mondo ed è ripresa con enfasi da molti giornali ed agenzie.
Si tratta di un periodo di grandi cambiamenti storici il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, dal Mondo antico al Medioevo, dalla Civiltà greco-romana alla Civiltà occidentale. I “titoli forti” apparsi in quel periodo evidenziano la cosa.
I risultati di questa ricerca riguardo quello che è stato chiamato il “Sirente Crater” sono stati pubblicati nel novembre del 2002 sulla rivista internazionale «Meteoric and Planetary Science».
Si pensa ad un meteorite di 3-4 metri di diametro di composizione prevalentemente metallica come confermerebbero le tracce di Nickel. A pochissima distanza si trovano diverse depressioni del terreno, una ventina, con un diametro che varia tra 2 e 20 metri (15 al massimo secondo altre fonti) e una profondità di circa 2.
Nella terminologia del settore le depressioni di minore dimensione attorno al cratere principale, sono conosciute come “crateri secondari”, causati dall’impatto col terreno di frammenti di materiale staccatisi dal corpo principale del meteorite durante la caduta.

L’ipotesi che meglio spiega tutte le caratteristiche del “campo di crateri” sulla piana del Sirente è quella di un impatto meteoritico.
In un suo articolo dal titolo “Meteorite dei prati del Sirente – In Hoc Signo Vinces” datato 30/11/2002 il Dr. Edoardo Alonzo, al tempo “Segretario Generale della Comunità Montana Valle del Giovenco – Pescina”, avanza l’interessante ipotesi che la croce luminosa che, secondo Eusebio, apparve in cielo a Costantino poteva essere il meteorite che ha causato il cratere sulla piana del Sirente.
La prova al carbonio effettuata dagli studi dell’equipe di Ormo attesta la caduta del corpo celeste in un periodo tra il IV e il V secolo. (in altri articoli dal III al IV secolo) L’Alonzo si chiede ed è una domanda legittima come mai in epoca abbastanza vicina a noi non sia rimasta traccia storica di un simile evento.
Non posso fare a meno di riportare parte della sua lettera che racchiude il cuore della sua ipotesi:
“L'arrivo di un corpo celeste desta poi - negli uomini - una fortissima impressione che impone agli artisti di riprodurla, agli storici di parlarne, ai religiosi di farne un che di sacro, ai creativi di inventarvi storie, al popolo di deformare e tramandare la tradizione orale.
Nulla di tutto ciò si è verificato. Non è possibile. La prova al carbonio è quindi paradossalmente errata?
La verità è palese: la chiesa iniziava a scrivere a suo modo la storia. Tutte le voci contrastanti, per più di un millennio, illumineranno le piazze di tutta Europa in un numero tale di roghi che ancora oggi viene nascosto agli storici. Lo stesso pensare diviene peccato: il peccato di speculazione.
Alla "scientificità" degli storici romani fa seguito la "religiosità" - per dir così - della storiografia cristiana. Eusebio, invece di raccogliere dati sull'impatto, di riportare il numero delle vittime, di indagare su ciò che è avvenuto, preferisce metaforizzare l'evento fisico per fini evidenti a tutti. Cosa di meglio di un segno divino? Ed ecco a voi " IN HOC SIGNO VINCES".
Seguiranno altre due parti, una con le controanalisi e la bibliografia degli articoli e l’altra con la gita sui prati del Sirente con le relative foto.