Su "La Stampa", un articolo di Aristide Malnati che riassume quanto finora si sa su questo cunicolo in cui si sta ancora lavorando:
Un’importante scoperta è prossima ad essere annunciata; una scoperta in un contesto archeologico unico al mondo, capace di solleticare l’immaginario e la fantasia degli appassionati delle avventure di Indiana Jones: Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto, ha intrapreso l’esplorazione di un cunicolo annesso al corridoio principale della tomba di Sethi I (sul trono in Egitto dal 1291 al 1279 a. C.), una delle più straordinarie - per ricchezza cromatica e importanza storica - della Valle dei Re (sulla riva Occidentale del Nilo in corrispondenza all’odierna Luxor). Messo sulla buona strada anni fa dal preciso racconto di un beduino membro di una famiglia di tombaroli, tale Sheik Ali Abdel Rasul, il primo ad avventurarsi empiricamente nello stretto corridoio, Hawass ha effettivamente riscontrato l’esistenza di un pertugio, che si diparte dalla labirintica sepoltura; sgomberati i detriti all’ingresso l’Egittologo si è addentrato a più riprese per più di metà del lungo percorso, verosimilmente stimabile in oltre 100 metri. Un’emozionante opera di perlustrazione, con le necessarie misure di sicurezza, garantite da strumenti della moderna tecnologia applicata all’archeologia: le volte dell’angusto passaggio con piccole, ma frequenti frane non hanno scoraggiato Hawass e velocemente sono state solidificate per evitare crolli più pericolosi. Man mano che lo stretto corridoio veniva ripercorso dopo più di 3000 anni di assenza umana, se ne è cominciato uno sfruttamento mediatico favorito da un contesto, capace di esaltare gli appassionati. Nella parte iniziale del cunicolo sono entrate anche telecamere di televisioni straniere; anzi il primo a violare i segreti millenari del nuovo ambiente della tomba di Sethi I è stato Roberto Giacobbo, giornalista con grande competenza storica, che in una celeberrima puntata di “Voyager” ha mostrato in anteprima mondiale tutto il fascino mozzafiato della recente esplorazione.
Nelle ultime settimane l’emozionante opera di perlustrazione è proseguita e – a detta di Hawass – il risultato è stato eclatante: “Tutto collima con quanto mi ha anticipato Ali Abdel Rasul: quindi alla fine del cunicolo potremmo trovare uno spazio funerario importante”, forse, addirittura la vera camera mortuaria di Sethi I, la stanza del sarcofago, occultata nelle viscere della terra per mettere al riparo questo grande d’Egitto dai clandestini depredatori di tombe.
Intanto vengono alla luce, vicino alle pareti del nuovo ambiente archeologico, decine di ushabty di tipologia non-regia, le statuette di servitori simbolicamente destinate ad assistere il faraone o un nobile nella sua esistenza ultraterrena: rivelano il carattere funerario del nuovo tunnel e rafforzano gli archeologi nelle proprie interpretazioni iniziali.
Se l’analisi interpretativa trovasse conferma, ci troveremmo di fronte al primo esempio di una tomba con due camere mortuarie, verosimilmente una reale, l’altra fittizia: “Sarà davvero difficile capire il corretto significato di una simile iniziativa di architettura sepolcrale. Come al solito andrà ricercato in fattori pratici (proteggere il corpo del faraone e il suo ricco corredo funebre dai ladri), ma anche in ragioni legate alla complessa simbologia sacra degli antichi Egizi”, precisa Hawass.
In ogni caso risulta impossibile stabilire quale sia stata l’effettiva camera sepolcrale sulla base del luogo di ritrovamento della mummia; il corpo imbalsamato del faraone è infatti stato trovato all’esterno dell’intera sepoltura, in un nascondiglio nella vicina Deir el Bahari scelto secoli dopo (a metà del I millennio a. C..) e scoperto proprio da un avo di Abdel Rasul nel 1871: qui furono occultate dai rappresentanti del clero decine di mummie reali (tra queste appunto quella di Sethi I) al fine di sottrarle ai profanatori di tombe.
All’interno dell’ampia camera sepolcrale già nota è stato invece recuperato un prezioso sarcofago in alabastro: autore del rinvenimento fu nel 1817 Giovan Battista Belzoni, avventuroso pioniere dell’esplorazione archeologica, che perlustrava la Valle dei re alla ricerca dei suoi tesori millenari, in questo agevolato dalla sua stazza (era un gigante di più di due metri e rimuoveva con funi le pietre all’ingresso delle tombe).
“Ma neanche il sarcofago in alabastro è rivelatore: la sua presenza nella camera sepolcrale fin ad oggi conosciuta non significa che proprio questa fosse l’ambiente destinato all’eterno riposo di Sethi I al momento sua morte, prima di essere tradotto nel nascondiglio di Deir el Bahari. Anzi questo poteva essere proprio un “escamotage” per depistare i tombaroli. Molto di più sapremo quando avremo raggiunto la camera in fondo al cunicolo”, sottolinea Hawass.
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