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Da PAPIRUS on 12/07/2008 13.32

Padova - 23/24 febbraio - Indiana Jones del mistero: come indagare enigmi storici

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Da vitussi on 26/06/2008 22.33

Ancora un'affascinante esperienza nel complesso della parte meridionale del sito di Karnak...

Il Recinto di Mut, un report fotografico ed una serie di commenti entusiasti su un sito molto interessante.

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Subject: Appunti di viaggio sul Nilo Bianco di Mario Menichetti
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Egittologia.net
Posts:159

10 gen 2008 22.03  

Recentemente ho avuto occasione – quale partecipante ad un’operazione umanitaria - di recarmi nel Sudan (regione del Bahr el-Khalab), ai confini del Kordofan e Dar-Fur meridionale.

La savana dall'aereo

In queste brevi note ho voluto esternare alcune mie semplici impressioni di viaggio su di una regione del tutto dimenticata. L’area da me visitata è quell’ampia zona ove le acque del Bahr-al Jabal provenienti dal lago Vittoria (Uganda) si uniscono all’affluente del Bahr el-Khalab prendendo il nome di Nilo Bianco. Quest’ultimo unendosi a Karthum al Nilo Azzurro e poi successivamente all’Atbara proveniente dall’Etiopia, darà poi origine al Nilo propriamente detto.

Il Nilo Bianco dall'aereo

La regione è estremamente ricca d’acqua, per la presenza oltre che dei suddetti fiumi anche di corsi minori interessanti una vastissima area. Tale status fa della regione una zona caratterizzata prevalentemente da savana e acquitrini limacciosi che sotto certi aspetti mi ricordano il Polesine. Questa grande area, ai confini tra nord e sud del più grande paese dell’Africa, il Sudan, è in pratica isolata dal mondo. Per arrivarci l’unico accesso è attraverso il posto di confine di Lokichoggio (Kenia settentrionale). In questo sperduto villaggio keniota, ai bordi del cosìdetto Llemi Triangle (vasta area del Kenia rivendicata dall’Etiopia e dal Sudan) esiste un Campo delle Nazioni Unite, struttura creata ad hoc come campo base di supporto per gli aiuti al Sudan meridionale oltre che ai monti Nuba a Nord ed al Kordofan. La località si raggiunge da Nairobi con un volo giornaliero della East African Airlines.

Aereo utlizzato nella zona

Per andare oltre le cose si complicano notevolmente in quanto non esistono né voli di linea, né strade propriamente considerate tali. Gli unici servizi aerei sono gestiti – con costi da capogiro e continuamente variabili anche di molto di giorno in giorno - dall’Organizzazione Umanitaria delle Nazioni Unite per mezzo di piccoli aerei che partono su esplicita richiesta trasportando i pochi viaggiatori e soprattutto materiali di prima necessità. Per raggiungere la contea di Zwik (Stato del Warab) un tratto sulla carta di circa mille kilometri ho cambiato quattro aerei, dapprima a Juba, poi Rumbek, Mau ed infine Turalei impiegando nel complesso quasi due giorni. Tutto il Bahr el-Khalab è in pratica isolato nel vero senso della parola dal mondo. Siamo anni luce dall’Africa gettonata dei safari e delle fictions. Il turismo non esiste, né vi sono interessi commerciali che denotano e giustificano la presenza di un qualcosa chiamato “progresso”.

Un Tukul tipico

Le altissime temperature (siamo vicini all’equatore) ed il tasso di umidità rendono poi la zona invivibile per un europeo. Le conseguenze di tale isolamento sono rilevanti in quanto ad esempio in località sperdute della regione vi sono persone che non hanno mai visto l’uomo bianco (sic!).

Pista d'atterraggio (di fortuna)

Mi diceva un medico italiano volontario recatosi in un tukul isolato per assistere un malato, che i bambini alla sua vista scapparono spaventati. Nelle zone molto lontane dai villaggi, la gente va in giro ancora nuda sia uomini che donne e questo da millenni. Vedere per credere! Condizioni che esistevano ancora, fino a pochissimi anni orsono, anche nei villaggi propriamente detti e solo di recente, ad opera delle missioni cattoliche, soprattutto coloro che hanno abbracciato la religione cristiana indossano degli indumenti.

Cerimonia in un villaggio

Sotto il profilo socio-politico l’intera regione presenta notevole instabilità essendo stata dilaniata per decenni da un sanguinoso conflitto innescatosi tra il nord islamico ed il sud animista e cristiano e che ha mietuto oltre un milione di vittime. Una delle tante guerre dimenticate di questo straziato continente.

Uomini della tribù Dinka

Pur essendo stata raggiunta una tregua nel gennaio 2005, de facto continuano gli episodi di violenza ulteriormente alimentati dalla presenza di una gran quantità di armi, residui della precedente guerriglia. Nella zona sono inoltre frequenti gli scontri tribali tra i dinka locali e la tribù vicina dei Nuer. Nel merito giova sottolineare che l’isolamento, anche per brevi distanze, fa si che i dialetti di una tribù siano molto differenti dagli altri, ciò naturalmente favorisce gli scontri essendo per cultura e talvolta anche per religione i vari clan molto differenti tra di loro. Si dice che in ogni tukul vi sia un kalashnikov spesso alla portata dei bambini. Così presso l’ospedale della zona, ove ho in prevalenza soggiornato (una struttura realizzata di recente mercé gli interventi di varie organizzazioni umanitarie), frequente è il ricovero di persone raggiunte da colpi d’arma da fuoco. Oltre ai pericoli dovuti a questo status di perenne instabilità vi è poi la situazione igienico-sanitaria che è “inimmaginabile e drammatica” sotto ogni punto di vista. Non faccio retorica ma cercherò di descrivere un quadro realistico nella maniera più semplice possibile. In primis la zona acquitrinosa, ove si raggiungono a marzo temperature di oltre 50 gradi e umidità vicino al 100% , comporta un tasso di malaria cerebrale tra i più alti al mondo.

Intorno al fuoco la sera per difendersi dalle zanzare

La malaria è di gran lunga la prima causa di morte, seguita dalla TBC ed ora anche dall’aids, ciò a seguito del ritorno di molti profughi dal nord ove tale sindrome è ben radicata. Si aggiungano poi tutte le altre malattie tipiche delle zone tropicali, tra cui ricordo il cosìdetto verme di Guinea molto presente in zona, senza tener conto della rabbia diffusissima tra gli sciacalli e cani randagi, nonché i decessi per morsi da serpenti velenosi, la cui presenza – in relazione all’habitat favorevole - è numerosissima. Dulcis in fundo c’è da segnalare la frequentissima mortalità post partum (ogni 7 parti muore una donna, molto spesso bambine di dodici, tredici anni), nonché le morti per banali appendiciti o ernie strozzate. Al reddere ad rationem un quadro pertanto a dir poco apocalittico, eppure in tanto marasma ho visto persone serene che si accontentano di quel poco che hanno. Questa gente mostra un aspetto frammisto di dignità e oserei dire di nobiltà, così come lo sono al pari le vicine popolazioni dell’Etiopia; in ciò favoriti dalla statura molto alta (sia per uomini che per donne intorno ed oltre i 180-190 cm.) e dalla corporatura magra ed asciutta.

Un particolare mi ha colpito, le donne abituate a portare dei grossi pesi in equilibrio sulla testa, hanno – grazie alla statura ed alla esilità del corpo - un portamento armonioso che credo farebbe invidia alle modelle delle grandi sartorie. E’ gente dedita alla pastorizia ed alla coltivazione, su modestissimi appezzamenti di terra, soprattutto di lenticchie e fagioli costituenti la principale e fondamentale dieta, oltre s’intende ai prodotti lattiero-caseari della pastorizia. Contrariamente a tanti posti del terzo e quarto mondo mete del turismo e pertanto inquinate del cosìdetto pseudo-progresso, nessun bambino o adulto si è avvicinato per chiedermi qualcosa. E’ gente che vive con dignità la propria difficile esistenza.

Mario Menichetti

Stefy
Posts:816

11 gen 2008 15.11  
Grazie, caro Mario, per la tua testimonianza e tantissimi complimenti per il tuo operato. Hai davvero tutta la mia sincera e profonda ammirazione.

S.
waenra
Posts:408

11 gen 2008 18.28  
Interessantissima questa relazione. Si fa fatica a credere che, al giorno d'oggi, esistano ancora zone inesplorate e non raggiunte dal turismo.
Credo che, indipendentemente dalle condizioni igieniche in cui vivono (e muoiono), questo sia un vantaggio per loro.
Per fortuna che esistono enti umanitari e volontari che, fuori dalle luci della ribalta, portano un po' di confrto a queste popolazioni.
Ringrazio anch'io Mario per questa testimonianza, pregandolo di farcene avere ancora altre.

Ai popoli stranieri doni il Nilo nel cielo...
Sozzani
Posts:1851

11 gen 2008 18.32  

Mi associo!


"più conosco gli uomini, più amo gli animali" G.B.Shaw
saldiperi
Posts:876

14 gen 2008 12.08  
Grazie anche da parte mia.

Saluti
Salvatore

Timeo Danaos et dona ferentes (Eneide)
vitussi
Posts:102

15 gen 2008 21.06  

Non ho parole... dati i tempi che corrono, mi sembra semplicemente "ammirevole".

Cari saluti da Andrea


Dd=j n=tn rmT nb.t d=j rx=tn Hs.wt xpr(w)t n=j
- Parlo a voi o gente tutta, affinchè vi sia dato di conoscere le cose favorevoli che mi sono accadute -
(dalla tomba di Ahmose, figlio di Ibana - El-Kab)
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