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Sit-Amun Posts:509

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| 30 apr 2006 20.39 |
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Nel bel volumetto di divulgazione (a cura di Anna Maria Donadoni) dal titolo La valle dei Re,
la studiosa sostiene che molte rappresentazioni di costellazioni
presenti nelle tombe egizie o sulla faccia interna dei sarcofagi del
Regno Medio sono di difficile interpretazione per noi, che abbiamo
ereditato e, dunque, adottiamo il sistema astronomico babilonese.
Qualcuno può spiegarmi che differenza c'è tra il sistema astronomico egizio e quello babilonese?
Sit-Amun
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"Rectius vives, Licini, neque altum/ semper urgendo neque, dum procellas / cautus horrescis, nimium premendo/ litus iniquum." Vivrai meglio, o Licinio, se non ti spingerai sempre in alto mare e non rasenterai troppo il litorale malfido, mentre accortamente eviti le tempeste. (Orazio, Carmina, II,10) |
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antonio_crasto Posts:449

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| 01 mag 2006 12.15 |
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Cara Sit-Amun, la tua è una domanda estremamente complessa. In poche parole si può dire che gli Egizi sembrano aver concentrato la loro attenzione sullo studio delle stelle di tre distinte regioni del cielo boreale: quella delle stelle imperiture, quella delle stelle zodiacali e quella delle stelle basse sull’orizzonte.
Le stelle imperiture Sono state studiate in relazione al polo nord celeste ed ai suoi spostamenti nel tempo. Non si sa se gli egizi abbiano capito il fenomeno della “precessione degli equinozi”, ma molti elementi sembrano suggerire che questo particolare spostamento apparente della volta celeste sia stato da essi almeno intuito. Non si è sicuri dell’individuazione di alcune costellazioni da essi rappresentate nella regione delle stelle imperiture, ma è certo che esse non ricalcano quelle da noi conosciute, frutto della mitologia greco-romana, forse derivata in parte da quella babilonese ed egizia. Le costellazioni da essi rappresentate (vedi per esempio il cielo della tomba di Senenmut e Sethi I) sono di difficile interpretazione e sembrano rimandare ad una mitologia a noi sconosciuta. L’importanza data alle stelle polari sembra suggerire che la relativa mitologia possa essere collegata ad eventi importanti della loro storia, forse predinastica, e che per questo motivo essi abbiano voluto dare alla regione una valenza sacra particolarmente importante.
Le stelle zodiacali Come è noto le poche rappresentazioni zodiacali egizie si trovano nei templi tolemaici e in modo particolare nel bel tempio dedicato alla dea Hathor di Denderah. Non si sa se l’idea di individuare dodici costellazioni lungo la linea immaginaria dell’eclittica, corrispondenti a dodici suddivisioni del Grande Anno della precessione, sia un’invenzione egizia o un’eredità delle culture mesopotamiche, ma sembra molto probabile che, così come dice Erodoto, gli Egizi siano stati i primi a dividere l’anno solare in dodici mesi di eguale durata (30 giorni) e che, a similitudine di questa suddivisione, essi abbiano frazionato il Grande Anno in dodici “mesi” zodiacali. E’ certo comunque che le costellazioni zodiacali, rappresentate nello Zodiaco Circolare di Denderah, rimandano a personaggi della mitologia egizia.
I decani Gli egizi avevano osservato che le stelle basse sull’orizzonte scomparivano per un certo periodo dell’anno e quindi ricomparivano. Questo particolare fenomeno astronomico ha avuto grandissima importanza per la civiltà egizia. Essi constatarono che la stella più luminosa del cielo, Sopedet - l’attuale Sirio, scompariva dal cielo per circa 70 giorni e ricompariva poco prima dell’alba con una periodicità di 365,25 giorni. Questa durata approssimava in modo impressionante la durata dell’anno solare (365,2422) per cui gli astronomi egizi definirono un loro secondo calendario, o meglio un indice di spostamento delle stagioni nel calendario di 365 giorni (12 mesi di 30 giorni e 5 giorni aggiuntivi). Per una particolarissima coincidenza la rinascita annuale di Sopedet, la sua levata eliaca, si verificava in corrispondenza del solstizio d’estate e dell’annuale inondazione del Nilo. Questo evento portò gli astronomi egizi a vedere in esso una volontà soprannaturale, ad ipotizzare che l’inondazione fosse un regalo annuale di Sirio e ad individuare in questa stella la Grande Madre Celeste Iside. In considerazione che anche le altre stelle basse sull’orizzonte presentavano periodi di sparizione, gli astronomi egizi individuarono 36 stelle o gruppi di stelle (una per ogni fascia di 10 gradi di cielo) che avevano una scomparsa paragonabile a quella di Sirio. L’apparizione in cielo di questi 36 decani consentiva il controllo del tempo nei diversi giorni dell’anno ed essa poteva essere considerata indicativa, per ogni giorno dell’anno, dell’ora della notte, consentendo così il non facile controllo del tempo. Data l’importanza religiosa del percorso notturno di Ra nel cielo non visibile e in considerazione che le anime dei defunti erano destinate a seguire Ra durante il suo percorso celeste diurno e notturno, i sacerdoti egizi pensarono di rappresentare nei sarcofagi le sequenze dei decani, così da consentire all’anima del defunto di orientarsi nel difficile mondo dell’oltretomba.
Astronomia babilonese Non conosco il mondo astronomico dei Babilonesi, né so se le loro conoscenze erano originarie o derivate da quelle di altre civiltà (Sumeri, Egizi, o altri). Si legge spesso che essi osservavano e studiavano le stelle semplicemente per scoprire in esse indizi sul loro futuro. Il fatto che essi siano stati i precursori della moderna astrologia mi sembra alquanto riduttivo. E’ possibile che, così come gli Egizi, essi individuassero nelle stelle le loro molte divinità e che nelle differenti rappresentazioni del cielo abbiano tentato d’individuare le volontà benefiche o punitive degli dèi. L’attuale definizione di oroscopi personalizzati basati semplicemente sulla posizione degli astri, senza alcun riferimento agli dèi, è qualcosa che sicuramente non apparteneva al mondo degli antichi popoli e dei Babilonesi in particolare. Questa visione oracolare del cielo sembra essere una conseguenza del monoteismo e della cancellazione delle molte divinità stellari.
Per uno studio sulle rappresentazioni astronomiche egizie consiglio il noto testo di Carlo Gallo "L'Astronomia Egizia", Franco Muzzio Editore. A parte l'introduzione sulla cronologia egizia, sulla quale non concordo, la trattazione astronomica egizia è ben sviluppata e il testo è ricco di esempi grafici interessanti. |
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Sit-Amun Posts:509

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| 02 mag 2006 16.37 |
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Grazie, Antonio, per la sollecitudine e la completezza... Sit-Amun |
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"Rectius vives, Licini, neque altum/ semper urgendo neque, dum procellas / cautus horrescis, nimium premendo/ litus iniquum." Vivrai meglio, o Licinio, se non ti spingerai sempre in alto mare e non rasenterai troppo il litorale malfido, mentre accortamente eviti le tempeste. (Orazio, Carmina, II,10) |
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Nefertari Posts:516

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eustorgio Posts:5
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| 24 nov 2006 19.06 |
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Salve!
Nefertari, guarda che le differenze fra il cielo stellato che vediamo noi e quello che vedevano gli egizi non sono poi molte ! Ti posso assicurare che se tu fossi tele-temporal-trasportata/o nella piana di Giza di 5000 anni fa , ad esempio , non riusciresti a vedere alcuna differenza , senza studiarci sopra ! Cioe' ti potresti accorgere che la stella polare invece di rimanere ''ferma'' ruoterebbe intorno ad un altro ''polo celste'' .... ecc.. Attualmente infatti ci si meraviglia molto come lo studioso greco Ipparco nel II sec a.C. sia riuscito a scoprire il movimento di precessione degli equinozi [es.l'equinozio di primavera si verifica col sole in costellazioni diverse durante un ciclo di circa 28000 anni pero' le costellazioni, le stelle , ecc, sempre quelle (...circa... ) sono visibili !!] 
Ciao
Eustorgio |
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eustorgio Posts:5
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| 24 nov 2006 19.23 |
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...scusate il grigiore ! Ma come si fa il fondo bianco ......
Eustorgio |
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