Finalmente qualche giorno fa mi sono procurata una copia (non ci speravo più..) del libro dei fratelli Sabbah in questione in questo thread, e incuriosita dai commenti di SitAmun e Paolo mi sono immediatamente immersa nella lettura. Sono arrivata a pagina 90 più o meno e già ho trovato diverso materiale sul quale a mio avviso vale la pena discutere.
L'idea di fondo che si delinea, anche dal titolo del libro, è che gli ebrei, in quanto nucleo religioso sono diretti discendenti degli egizi. In queste prime pagine si va anche oltre, affermando che gli ebrei dell'Esodo altro non sono che gli abitanti di Akhetaton, costretti loro malgrado da poteri superiori ad abbandonare la città più bella dell'impero (più volte descritta come l'Eden), all'indomani della la morte di Akhenaton e della conseguente caduta dell'eresia amarniana. Partito alla volta della “terra promessa”, questo nutrito gruppo di persone (stando alla Bibbia 600.000 persone senza contare i bambini), avrebbe portato con sé tutti gli insegnamenti del faraone visionario, utilizzandoli come fondamento della nuova religione, ma criptandoli nel tempo, fino ad arrivare al testo biblico che tutti conosciamo.
Per affermare questo i due fratelli partono dalla lingua ebraica, commentando prima di tutto la grafia stessa delle lettere ebraiche e alcuni fonemi, poi alcuni passi della bibbia ebraica e aramaica (che dovrebbero essere contemporanee), il tutto paragonato alla lingua egizia e alla relativa scrittura.
Procedendo con ordine, segnalo le cose che a mio avviso non tornano.
Viene comunemente accettata come ipotesi più probabile che l'alfabeto ebraico derivi direttamente da quello fenicio. Secondo i Sabbah, ciò non risponde al vero. In realtà gli ebrei avrebbero adottato l'impalcatura della lingua fenicia, perchè più semplice (presenza di soli 22 segni a fronte delle centinaia nella scrittura egizia), ma i segni deriverebbero in maggioranza proprio dal geroglifico. Chiunque abbia il testo (pag 24) o la possibilità di verificare visivamente i due alfabeti riscontra invece che esiste una nettissima somiglianza fra questi, riscontrabile palesemente per almeno 13 dei 22 segni. Non c'è bisogno di tirare in ballo i geroglifici. Anche e soprattutto per quanto riguarda la alef, alla quale i due fratelli affidano invece particolari e fondamentali caratteristiche simboliche. Fra l'altro, per meglio mostrare la discendenza dei segni ebraici da quelli egizi, più di una volta gli autori devono affidarsi alla scrittura ieratica, più vicina a quella ebraica detta “quadrata”.
Detto questo, non voglio certo affermare che non possano sussistere influenze dall'una all'altra lingua, ma da qui a dire che determinati segni geroglifici che secondo gli autori ricordano segni ebraici, “presenti nella prima tomba di Ay...evidenziano l'origine egizia e amarniana dell'ebraico (p. 39)” ce ne corre!
Passo ad altro. Gli autori a un certo punto (p. 46) sottolineano che solo il Akhenaton poteva officiare il culto, essendo lui stesso tramite divino. E infatti, è noto, nelle abitazioni di Amarna sono stati trovati dei piccoli santuari con nicchie all'interno delle quali trovavano posto effigi della famiglia reale nell'atto di adorare Aton. Pertanto Aton resta una divinità che fa splendere i propri raggi direttamente solo sulla famiglia reale, la quale poi, diciamo così, li “redistribuisce”. Però, per ridurre le distanze fra Aton e il popolo basta “sistemare” un po' il cartiglio del faraone (pag 83), invertendo la lettura dei segni, e sottintendendo una alef che non c'è (e non si capisce il perchè di questa assenza – gli autori non lo spiegano), e infine leggere il risultato in ebraico: [a]nokhi Aton, “io sono Aton”. Mah...personalmente la trovo un po' tirata per i capelli...Considerando anche l'affermazione a cui fa da corollario, che si trova nella pagina precedente: il primo comandamento, “io sono il Signore Dio (tuo)”, in ebraico Anokhi Jahvè, in realtà significherebbe “Io sono Aton”. Questo perchè il nome di Jahvè non veniva pronunciato durante la liturgia (e non viene mai pronunciato tuttora): al suo posto si legge infatti “Adonai”. Il fatto è che non sappiamo con certezza quando sia stato fissato l'assoluto divieto di pronunciare il nome dii Dio. Le ipotesi vanno dalla fine del VI sec a.C. al III d.C.!! Anche supponendo un divieto non troppo tardo, in origine la parola Adonai non era proprio contemplata nel versetto in esame.
Per adesso mi fermo qui...spero di non averi annoiato ma trovo che l'argomento vada “sviscerato” mettendo in luce i molti aspetti controversi della faccenda. Comunque penso che gli autori spesso diano per scontato conclusioni che in realtà poggiano su basi tutte da verificare. Intanto proseguo con la lettura...buona serata,
Mikela