Sposto in quest'altro topic un intervento di Sit-Amun da quello "Ancora e sempre Angela" sia perché l'oggetto è diverso sia perché qui non ci sono più gli Angela ma ...Giacobbo!
Sono incerta se aprire o no un nuovo topic su una mummia di cui non conoscevo l'esistenza, quella dello sconosciuto E che potrebbe inserirsi nella vicenda o che, almeno, sembra deroghi del tutto dal punto di vista della tecnica imbalsamatoria e della ritualità oltretombale dalla norma.
Ne hanno parlato ieri a "Voyager" (lo so, dovrei rifiutare di vederlo, ma è meglio dei "pacchi", forse...).
Dunque. sintetizzo: nella famosa cachette scoperta da Abd-el-Rasul e successivamente dalle autorità egittologiche e contenente le salme dei più famosi faraoni dell'antichità venne scoperto un sarcofago di apparente straordinaria semplicità, privo d'iscrizioni e il cui contenuto consisteva in una mummia dalle singolari fattezze: sbendata da Gaston Maspéro e dal suo gruppo di lavoro, si rivelò essere quella di un giovane dell'apparente età di 25 anni, biondo di capelli, alto 1,80 cm , non imbalsamato (intendo che parte del cervello era ancora inserito nella scatola cranica e gli organi non erano stati estratti, nè depositati nei canopi, mani e piedi erano legati con forti legacci che avevano segnato malamente gli arti e con una smorfia di atroce dolore sul volto). Non ne conoscevo l'esistenza: sulle bende non erano presenti elementi, anche indiretti, che potessero far risalire alla sua identità, ma era, incontestabilmente, all'interno di una cachette reale.
Ergo: chi era?
Giacobbo qui si è superato: Zannanzash, ovviamente! o forse no...e allora Pentawere! Ma come? gli Egizi collocavano (ah, ironia della sorte!) Pentawere nella cachette col padre che aavrebbe tradito? o forse no...o forse...qualcun altro. Chi? Un povero sacrificato che avrebbe, in funzione di ushabti, servito i faraoni nell'aldilà?
Que pensez-vous?
"Rectius vives, Licini, neque altum/ semper urgendo neque, dum procellas / cautus horrescis, nimium premendo/ litus iniquum."
Vivrai meglio, o Licinio, se non ti spingerai sempre in alto mare e non rasenterai troppo il litorale malfido, mentre accortamente eviti le tempeste. (Orazio, Carmina, II,10)