La tomba di Alessandro: lavori in corso sull'enigma di Aristide Malnati Il mistero si infittisce e quella che potrebbe essere la più importante scoperta archeologica della storia è continuamente annunciata, ma poi è regolarmente smentita. Alludo al ritrovamento della tomba di Alessandro Magno (possibilmente con tanto di salma all'interno), al monumentale mausoleo, costruito per il condottiero macedone da qualcuno dei suoi successori in qualche punto del suo vasto regno, smembrato e dopo la sua morte diviso tra i diadochi, i generali del sovrano, a capo ciascuno di una porzione dell'Impero. Il mistero si infittisce e non viene dipanato ovviamente nemmeno dal recente saggio romanzato (La tomba di Alessandro. L'enigma, di Valerio Massimo Manfredi, Mondatori, Euro 19,00, pagine 190), che tuttavia ha il pregio di fare chiarezza sullo "status quaestionis". L'archeologo con spiccate capacità divulgative – e in questa sua ultima fatica ancora una volta lo dimostra – passa in rassegna le diverse ipotesi con rigore scientifico in un avvincente incalzare di supposizioni, quasi un giallo senza soluzione. Dopo un'analisi dell' "Alessandrinismo", del mito atemporale di cui si è ammantata la figura del macedone – mito, che ha infarcito di leggenda l'esatta collocazione della sepoltura -, Manfredi vaglia con perizia di storico le fonti antiche, scevrandole dagli elementi di biografia apologetica (o in qualche raro caso denigratoria), e cerca di ricavare in esse elementi geografici, in grado di collocare spaziotemporalmente l'importante "séma" (il mausoleo). In seguito analizza i numerosi tentativi di identificazione della tomba: dall'ipotesi di Mahmud el-Falaki, astronomo egiziano (XIX sec.), che cercava la tomba a Shatby, il quartiere greco di Alessandria, a quella che la vuole nell'oasi di Siwa, presso il tempio di Zeus Ammone, avanzata dalla studiosa greca Liana Suvaltsi; all'identificazione ad opera di Achille Adriani, oggi tenuta molto in considerazione da Nicola Bonacasa, che identifica il monumento sepolcrale nell'importante struttura in alabastro rosa nel cuore della metropoli egiziana; o all'alternativa, in verità strampalata, che le spoglie del grande personaggio sarebbero state traslate a Venezia, in età paleocristiana, perché scambiate per quelle di San Marco, a indicare una singolare commistione tra storia sacra e profana, con la prima che trae elementi vitali per ammantare di epopea classica i propri santi di riferimento. Intanto gli archeologi di azione non cessano l'attività di terreno e sarebbero sempre più vicini alla sepoltura. E in questo baserebbero le loro ricerche su solidi elementi storico-architetturali, partendo da un'evidenza indubitabile: le fonti antiche sono concordi nel collocare la tomba da qualche parte dell'immensa necropoli di Alessandria d'Egitto; in particolare il geografo Strabone (I sec. d. C.) mette sulla buona strada: la localizza in un punto preciso, di particolare rilevanza urbanistica; all'incrocio tra le due arterie maestre, che dividevano l'assetto urbano in quattro settori. Ed è proprio qui che l'archeologo francese Jean Yves Empereur si è imbattuto nei resti di un'imponente sepoltura. "Stiamo operando in un contesto cimiteriale destinato ai nobili Tolemei, i greci successori di Alessandro sul trono d'Egitto dal III al I sec. a. C.. Forse anche questa tomba apparteneva a loro. Ma il luogo è quello giusto: i maggiorenti greci avevano interesse a farsi seppellire vicino al mausoleo del loro predecessore; ne ricavavano una sorta di legittimazione" fa notare lo studioso. La recente indagine nelle viscere di Alessandria ha già rivelato più di 5.000 loculi: presto potrebbe arrivare la sensazionale scoperta.
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