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Vino bianco per Tutankhamen
Last Post 18 mag 2007 03.23 by Stefy. 2 Replies.
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franca longagnaniUser is Offline
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franca longagnani

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12 mag 2007 12.40
    Nei giorni scorsi, alcuni Archeologi hanno trovano resti di acido tartarico in cinque giare; sembra che al re bambino dell'antico Egitto, Tutankhamon, piacesse il vino bianco e che, le giare di cui stiamo raccontando, fossero state poste nella sua tomba per deliziarlo nel suo viaggio nell'aldilà.

    La scoperta di questo prezioso liquido è sorprendente, perché, fino ad ora, non si sapeva, o almeno, non erano state trovate tracce che potessero far risalire all'uso del vino bianco presso gli antichi egizi. I primi ritrovamenti di vino bianco risalgono, infatti, a 1600 anni dopo la morte del giovane faraone.

    La scoperta, come riporta New Scientist, è stata fatta da un gruppo di archeologi spagnoli guidati da Rosa Lamuela-Raventòs dell'Università di Barcellona, che per analizzare i residui di sostanze ritrovate all'interno di sei giare, le hanno sottoposte ad esami spettrografiche e cromatografiche.

    I risultati delle analisi dicono che in cinque giare ci sarebbe acido tartarico, traccia chimica, tipica del vino bianco; mentre, in una sola ci sono tracce dell'acido tipico (siringico) del vino rosso che si trova nella sottile pellicina superficiale dell'acino, l'epicarpo, che conferisce il colore rosso al vino. L'assenza di questo acido nelle cinque giare suggerisce agli archeologi che il vino fosse bianco. Evidentemente, già nell'antico Egitto, per fare il vino bianco veniva rimosso l'epicarpo.

    Fonte: Vino&Co.
    franca longagnaniUser is Offline
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    franca longagnani

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    17 mag 2007 10.24
    Il Vino bevanda apprezzata da molti ed amata dagli intenditori fino all’istituzione di vere e proprie scuole di degustazione, era conosciuto fin dai tempi più antichi. Le origini del vino sono talmente tanto antiche da affondare nella leggenda una delle quali racconta addirittura che Noè, avendo inventato il Vino pensò bene di salvare la Vite dal diluvio universale riservandole un posto sicuro nella sua Arca.

    E' storia che in occidente la coltura della vite e la pratica della vinificazione erano note in Armenia (la Mesopotamia) dove si compì la prima rivoluzione dell'umanità, con l'abbandono del nomadismo da parte di qualche comunità e la conseguente nascita dell'agricoltura.
    La "mezzaluna fertile" era una area geografica limitrofa al corso dei fiumi Tigri ed Eufrate, madre dei cereali e laboratorio della scoperta dei processi fermentativi da cui discendono il pane, il formaggio e le bevande euforizzanti, così come noi le conosciamo oggi. Alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono già vari tipi di vino. Nell'antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamun erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore. Le anfore contenevano dell’ottimo vino rosso. Tutankamun era solito bere vino perché questa era la bevanda principale della classe nobile dell’antico Egitto. Come avviene anche oggi, il vino era considerato superiore alla birra e costava cinque volte di più. Aveva una sua divinità, la dea Hathor, come dimostrano le liste delle offerte nei templi e nelle tombe. Fin dalla terza dinastia (2700 anni a.C.), le tombe sono ricche di rilievi e pitture che raffigurano le diverse fasi della produzione del vino nei minimi dettagli: la raccolta nei vigneti del Delta e delle Oasi, lo stivaggio dell’uva nei grandi tini di pietra, legno o argilla, la pigiatura con i piedi, ancor oggi il modo migliore per produrre vino più puro dato che i semi e i raspi non vengono mescolati con il succo d’uva. Le anfore venivano tappate meticolosamente, nella prima fase della fermentazione si copriva il loro collo con del fango, lasciando un piccolo foro per la fuoriuscita del gas; si procedeva con l’immagazzinamento, lungo alcuni mesi, per la seconda fase della fermentazione. Le anfore avevano la base rastremata per raccogliere la posa. L’ultima fase della lavorazione era la chiusura ermetica dell’anfora, che riportava in cima i dati relativi al contenuto, l’anno di produzione, la zona di provenienza, il nome del vinaio, né più e né meno come accade oggi con i vini di pregio. In base a tali dati venivano stabiliti la qualità del prodotto e il suo prezzo. Nel corredo funerario della tomba di Tutankhamun, morto nel 1323 a. C., sono state rinvenute una trentina di anfore, 26 di esse risalgono agli anni 4, 5, 9 del regno del faraone e ciò conferma che egli regnò circa 9 anni. Poiché le anfore non erano smaltate all’interno, nei secoli il vino è evaporato e tutto ciò che oggi resta sono dei depositi appiccicosi sul fondo. Che però sono bastati per risalire alla composizione del vino. Ad averla decifrata a livello molecolare sono stati i ricercatori dell’Università di Barcellona. Le analisi, spettrografia di massa e cromatografia in fase liquida, hanno individuato la presenza di acido tartarico (l’impronta chimica del vino in sé) ma soprattutto l’acido siringico, di cui si decompone la sostanza che dà il colore rosso al vino, la malvidina-3-glucoside. Il metodo ha fatto identificare anche la provenienza dell’uva, che coincide con quanto scritto sull’etichetta, un vino rosso e dei migliori vigneti egiziani, quelli della sponda occidentale del Nilo. Dall'Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, Dio della convivialità.
    Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l'Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi i quali divenirono abili coltivatori e vinificatori e allargarono la coltivazione dell'uva dalla Campania sino alla pianura Padana, fino ad arrivare ai giorni nostri, trovando sulla nostra tavola vini d’annata, spesso dai costi esorbitanti, dal gusto più che eccezionale, se degustato e accompagnato con cibi appropriati e gustosi. Cambiano i tempi ma le tradizioni rimangono sempre le stesse, anzi sempre più raffinate.

    Fonte: Iniziativa-Roma
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    Stefy

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    18 mag 2007 03.23
    Nel primo articolo si legge che in una sola giara era presente la traccia dell'acido contenuto nel vino rosso, mentre nelle rimanenti vi erano tracce di vino bianco.
    Nel secondo articolo invece si parla di 26 anfore che presentano tracce di acido siringico tipico del vino rosso e non si fa menzione alla presenza di residui di vino bianco.

    A chi dare ascolto? S.
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