CRANIOTOMIE NELL’ANTICO EGITTO
Mi è capitato tra le mani un interessante libro intitolato “Trapanazioni, craniotomie e traumi cranici in Italia” dove vengono menzionati anche probabili interventi eseguiti nell’antico Egitto i quali vengono definiti dagli autori “…tanto discussi crani trapanati dell’Antico Egitto”.
Gli autori ci dicono che i crani trapanati non superano la decina, il più antico viene riferito a SESEBI (Sudan) del 1200 a.C. (XVII-XIX Dinastia). Un altro esemplare è attribuito al gran sacerdote HARSESE DI HAMON (IX secolo a.C.) a Tebe, affetto verosimilmente soltanto da osteoporosi del parietale; questo osso, secondo alcuni autori, si presenta molto assottigliato e la frattura sarebbe stata pastmortem, presentando così una situazione di pseudotrapanazione. Alle prime dinastie viene fatto risalire il cranio di TARKHAN, appartenuto ad un uomo adulto, su questo cranio il testo riporta “…sul parietale di sinistra si nota una breccia ossea ad andamento irregolarmente ovoidale (diametro massimo mm 23) con fatti cicatriziali ai bordi….., probabilmente quale trattamento di un processo infettivo”.
Relativo alla XXV Dinastia il cranio appartenuto alla principessa HORZIESET-MARITAMON che sembra essere l’unico caso “autentico” di trapanazione, sul quale il testo riporta “…tuttavia non realizzata in Egitto ma nel corso di un viaggio all’estero della illustre paziente: sul frontale di destra si apre un orifizio circolare (diametro mm 10), probabilmente realizzato madiante raschiamento e ben cicatrizzato ai bordi”.
Altro esemplare deriva dall’Oasi di Dakhleh (Sud Ovest dell’ Egitto) appartenente alla XXVII dinasta, appartenuto ad un giovane di 12-13 anni, il testo dice “…sul parietale di destra presenta una breccia allungata (mm 70 X 15) con fatti cicatriziali ai bordi e in gran parte ricoperta da cute mummificata…”.
Al periodo tolemaico (331-32 a.C.) apparterrebbe un altro esemplare di cranio, trovato a Saqqara “ …caratterizzato da atrofia biparietale con perforazione abbastanza estesa…” su questo cranio ci sono diversi pensieri, c’è chi dice che si potesse trattare dell’esito di assottigliamenti ossei, chi invece ha parlato di esito di raschiamento intenzionale.
Il cranio di una donna appartenuta all’epoca meroitica (50-200 d.C.), ritrovata in una necropoli cristiana, è stato supposto che si trattasse di una donna straniera, in base a questo è stata avanzata l’ipotesi che non ci si trovasse di fronte ad una trapanazione. Questo cranio presenta “…una breccia del diametro di circa 30 mm con i bordi ben cicatrizzati”.
Di pseudotrapanazione si tratta per un esemplare femminile di epoca romana (200 d.C.) proveniente da Shufara (Basso Egitto), il quale presenta “…uno slargamento del foro parietale destro…”.
L’ultimo esemplare è di origine bizantina (395-368 d.C.) ritrovato a Hesa-Assuan “…appartenuto a una donna adulta e presentante sul parietale destro una breccia circolare, cicatrizzata.”
Come precisazione il testo riporta: ”Anche se in alcuni papiri (soprattutto nello Smith, ma anche nell’Ebers) vengono consigliati interventi chirurgici in craniolesi, in nessuno di essi si parla in maniera esplicita di trapanazioni vere e proprie e forse anche per questo qualche Autore (Leca, 1986) ha creduto che le poche <> trapanazioni egiziane fossero state realizzate fuori dal territorio egizio.””
Nonostante le conoscenze avanzate della medicina nell’Egitto storico, a parer mio è da valutare se le trapanazioni erano veramente legate all’intenzione di curare chirurgicamente una patologia “diagnosticata” oppure tali perforazioni erano eseguite per “far uscire il male dal corpo”. Da tenere presente che interventi chirurgici, specialmente così delicati, in ambienti settici non penso portassero a risultati ottimistici per il “paziente”.
Faccio presente che le notizie scritte in corsivo riportano integralmente il testo del libro, questo perché non era semplice esprimerne con parole proprie il contenuto dal momento che per ogni esemplare erano riportate poche righe con diciture ben precise.
Ciao...Andrea