Sull’Antico Egitto o Egitto
Antico (che dir si voglia), continuano ancora a girare delle “piccole” o grandi
inesattezze che diventano però dannose quando le si usa per fondare delle
argomentazioni.
La persistenza di tale situazione
è naturale, visto che l’Egittologia come disciplina, per quanto giovane porta
con se un immenso numero di dati e notizie. Alcuni testi non possono essere
corretti dagli autori, in quanto questi deceduti, e, spesso, gli editori
ristampano i volumi e il loro contenuti indipendentemente dallo stato degli
studi in corso; infatti, ogni anno, vengono pubblicati centinaia di libri a
carattere scientifico (in lingue diverse) sull’argomento ( non si contano gli
articoli.) e a tutto ciò vanno aggiunti i convegni e le conferenze (quelli
seri, dove vengono presentati i risultati di studi e ricerche, e non i filmati
su come in modo avventuroso sono salito sulla piramide) in tutto il mondo; già
diventa difficile per qualsiasi studioso tenersi aggiornato su una mole di
informazioni tanto vasta, e l’unico
rimedio per dominare un simile tzunami di documenti, è quello limitare il
proprio campo di apprendimento e di sapere a un periodo o argomento specifico,
ma di possedere comunque sempre una buona infarinatura generale.
L’appassionato è in una
situazione ancora peggiore, perché le notizie di cui viene in possesso sono
spesso frammentarie e imprecise e, passatemi il termine, di seconda mano; ciò
non dipende dalla sua incapacità, ma semplicemente dall’impossibilità di “farsi
raggiungere” dalla mole dei dati e utilizzare gli strumenti giusti di critica
per analizzarli. E’ pur vero che adesso con Internet…etc etc, ma ben diverso è
l’avere a disposizione la biblioteca di un dipartimento serio a
disposizione, piuttosto che andare a comprarsi libri nei bookshops, la cui
presenza e disponibilità segue una logica di mercato editoriale.
Detto questo…
L’antico Egitto non è il Nuovo
Regno: la maggior parte degli appassionati ha una formazione più connotata nei confronti
del Nuovo Regno. Perché c’è più disponibilità di materiale. E il motivo in
realtà è anche un altro ed è colpa degli antichi egizi.
Il quadro storico che
“maneggiamo”è stato elaborato dagli stessi abitanti della valle nilotica
durante il Nuovo Regno. Questa tradizione è stata tramandata fino all’epoca
tolemaica e fu raccolta in un lavoro dal titolo Storia dell’Egitto scritta in
greco da Manetone (opera che però non ci è giunta completa). Quale operazione
inconsapevole è stata condotta dal colto egiziano?Un’azione “astorica”, nel
senso che ha proiettato fino alla comparsa della scrittura la struttura e il modello del Nuovo Regno,
consegnando ai posteri l’idea di “cultura monolitica” dell’antico Egitto che
ancora oggi traspare. Ma la realtà non è questa. Ci sono grandi verità nella
divisione dei tre regni, ma nessuno può escludere ad esempio che il concetto di
dinastia si possa applicare a tutti. O che possa esserci una o più dinastie
precedenti all’epoca tinita.
Per intenderci è come se un
archeologo del futuro applicasse un metodo di interpretazione identico per
descrivere la popolazione italiana vissuta dalla seconda guerra mondiale ad
oggi e proiettare lo stesso modello agli inizi del 1600. Giustificandosi con il
fatto che il denominatore comune con cui si analizza la storia dell’Italia è
che i fatti si svolgono sullo stesso contesto territoriale e l’unica fonte
pervenutaci è un romanzo di un tal Culicchia o di Baricco. Naturalmente (diremo
noi che stiamo vivendo il periodo) è una visione distorta e sbagliata.
Nel nostro caso, tutti quegli studiosi che hanno formulato i primi lavori di ricostruzione
storica egiziana hanno operato delle sintetizzazioni, che so sono trasformate in dogmi, ma attenzione al
“dogma” che è un’arma a doppio taglio anche per chi lo sostiene.
Con questo filtro diventa più
facile districarsi e capire l’evoluzione di alcuni significati e ruoli ad
esempio degli dei e le varie opere di
sincretismo, il cambiamento di usi e costumi, etc etc.
In più, bisogna aggiungere a
tutto questo le cosiddette varianti locali (sul discorso degli dei andiamo a nozze, ad esempio, ma anche per la
produzione vascolare, artistica, etc etc)
Distorto e sbagliato è stato
l’approccio da parte di tanti (fior fiore di) studiosi e luminari di scorporare
la sfera magico religiosa dall’analisi dell’Antico Egitto. Cosa ha portato tale
atteggiamento: al fiorire di teorie esoteriche, misteriche, e tutto ciò che
leggiamo di teorie strampalate, semplicemente perché non c’è mai stato un
contraddittorio serio ( si evidenzia un atteggiamento sostenuto in epoche passate
ad esempio dal Gardiner e altri, ma in fondo erano i modelli interpretativi
dell’epoca). Paradossalmente, ma in modo anche ovvio, perché tutto si evolve,
il mondo accademico si sta aprendo (addirittura hanno istituito cattedre
universitarie) alla “magia del mondo antico”. Argomento che sta diventando un
nuovo filtro per analizzare le civiltà del passato, visto che i risultati ad
oggi ottenuto hanno lasciato grandi varchi interpretativi insoluti ( a tal
proposito consiglio la lettura diFritz Graf
“La magia nel mondo antico” editori Laterza (è un testo accademico con
tanto di bibliografia seria, etc etc ).
Per noi è ormai assodato e ovvio
che in Egitto non ci fossero gli schiavi (nel senso greco-romano del termine),
ovvero persone prive di autonomia e libertà personale, ma vallo a spiegare a
tutti quegli editori che stampano i libri per le elementari o alle insegnanti
che portano avanti questa notizia. Noi abbiamo accettato che Erodoto ha
applicato la sua concezione di schiavo mentre descriveva l’opera compiuta dal
terribile Cheope.
Per quanti di noi, invece, è
ovvio che il paesaggio dell’Antico Egitto fosse completamente diverso da quello
che vediamo oggi? Che l’unica navigazione interna non fosse quella sul Nilo,
ma venivano utilizzate anche le oasi per il trasporto in barca? Di questi
esempi ce ne sono tantissimi.
E nel momento in cui si riesce ad
approfondire la conoscenza e soprattutto a percepire il fatto che l’Egitto non
è solo: Tebe, Piana di Giza, Abido, ma sono oltre tremila anni (1. 095. 000
giorni) di civiltà e un territorio vastissimo su cui X numero di milioni di
persone si muovevano, pregavano, mangiavano, lavoravano, costruivano,
producevano, ammazzavano, etc etc, cambia l’approccio all’argomento.
In sintesi, con tutto ciò che ho
scritto non intendo dire che “allora vale dire tutto e dar libero sfogo alle
teorie”, anzi proprio il contrario:. tutte le affermazioni devono essere
attentamente filtrate attraverso dei: dove?in che luogo; quando, in che epoca?che dati ci sono a supportare, invalidare o convalidare tale affermazione…e
questo gioco spesso, porta a svelare tante “cose misteriose”
Spero di non avervi annoiato .