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La Commemorazione dei Defunti
Last Post 23 ott 2007 06.50 by archeoproteo. 18 Replies.
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Annamaria ZizzaUser is Offline
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Annamaria Zizza

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02 nov 2006 06.14
    Il due novembre è, come è noto, la festa della Commemorazione dei Defunti. Nel Meridione è particolarmente sentita: si visitano le tombe dei cari defunti, portando mazzi di fiori e ripulendo le lapidi dalla terra o dalla sporcizia che col tempo si accumula, si regalano ai bambini giocattoli e dolciumi (come i biscotti chiamati "ossi di morto", la frutta martorana o i "pupi" di zucchero) a nome dei defunti stessi, nascondendoli in angoli della casa poco accessibili, con conseguente caccia al tesoro e relativa, clamorosa, sorpresa.
    E' una bella festa, secondo me, che perpetua il legame tra i vivi e i morti in una maniera dolce e forse ingenua, ma utile a far comprendere che dei morti non si deve avere paura (semmai dei vivi!) e che essi vigilano sulle nostre vite come angeli custodi. D'altra parte il mito di Persefone e Ade è significativo: alla fine Ade consegna a Persefone un melograno, pregandola di gustarne alcuni chicchi e da allora Persefone passerà sei mesi sulla terra e sei mesi nell'oltretomba. Un mito bellissimo, che sancisce da un lato l'alternarsi ciclico delle stagioni, dall'altro  la continuità tra la vita e la morte, che, in un'epoca  grottescamente  riluttante ad accettare la fine  fisica e che concepisce i morti come esseri orrorosi o "burloni" (leggasi Halloween, una "festa" che detesto cordialmente) suscita sensazioni profonde.
    Ed ecco, dopo la necessaria premessa, la domanda: poiché i legami tra la Grecia e l'Egitto sono evidenti in vari settori (per esempio quello artistico, ma anche, in generale, antropologico), chiedo ai forumisti se esistesse in Egitto un culto dei morti che non fosse regolato dai sacerdoti del tempio e che potesse essere, in qualche modo, espressione dell'individualità.
    Saluti a tutti
    Sit-Amu
    n
    Gilberto SozzaniUser is Offline
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    Gilberto Sozzani

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    02 nov 2006 07.48
    "forumisti"- Sit-Amon?

    Salvatore Di PeriUser is Offline
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    Salvatore Di Peri

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    02 nov 2006 08.39
    Ma questo è un neologismo, Gil..........


    Saluti
    Salvatore
    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    02 nov 2006 09.12
    Non prendetemi in giro, adesso! Ho utilizzato un prestito integrato anglosassone, forse non bello, ma ormai utilizzato ampiamente. Invece di rifarmi il verso, voglio le risposte al quesito! Secondo me, non avete niente da dire.. Lo so, può succedere anche nelle migliori famiglie...
    Sit-Amun
    Gilberto SozzaniUser is Offline
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    Gilberto Sozzani

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    03 nov 2006 01.01
    Ah, beh, come mai usi parole derivate da quella lingua barbarica (parole tue)?
    Per la tua domanda sicuramente ci sarà qualcuno che ne sa più di me, in grado di risponderti.

    Salvatore Di PeriUser is Offline
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    Salvatore Di Peri

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    03 nov 2006 11.21
    Per tornare al tuo quesito, Sit, non mi risulta che sia esistito un culto dei morti slegato dalla religione, anche se vorrei spiegato meglio il concetto ""che potesse essere, in qualche modo, espressione dell'individualità"".
    Naturalmente sarò ben lieto di apprendere di più sull'argomento.


    Saluti
    Salvatore

    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    03 nov 2006 03.06
    Premettendo che, sì, devo fare il mea culpa (è stata un'incoerenza utilizzare la parola "forumisti": mi avete scoperto e siete stati bel lieti di averlo fatto, vero Gil e Salvo? Aspettatevi rappresaglie...), cosa volevo dire con l'espressione "che potesse essere, in qualche modo, espressione dell'individualità."?
    Intendevo un culto che, iniziato sotto impulso della casta sacerdotale, avesse assunto col tempo una dimensione individuale e che non fosse più praticato all'interno dei templi, ma dal popolo egizio e secondo modalità codificate dalla tradizione, un po' come si fa adesso con il culto dei Defunti nel Sud Italia.
    Saluti
    Sit-Amun
    StefyUser is Offline
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    Stefy

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    03 nov 2006 03.45
    Cara Sit Amun, non so se la risposta ti può soddisfare in quanto ricordo che gli Egizi decoravano con le ninfee le pareti delle tombe dei propri defunti e accanto al corpo ponevano i narcisi.
    Comunque anche nel Nord Italia e sono certa anche nel Centro Italia ci si dedica con amorevole cura alla pulizia e alla decorazione della tomba dei propri cari. Sono sicura che in tutto il mondo e in tutte le religioni c'è una particolare devozione per gli antenati.

    S.
    Antonio CrastoUser is Offline
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    Antonio Crasto

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    03 nov 2006 03.51
    Durante la Festa della Valle, dedicata alla rinascita e alla memoria degli antenati, la statua di Amon-Ra veniva portata in processione da Karnak ai templi funerari regali della sponda occidentale.
    Al di fuori delle cerimonie ufficiali, le famiglie di Waset / Tebe visitavano i cimiteri civili e i loro defunti. Era una giornata di festa, con tanto di pranzo e fiori, che tutta la famiglia trascorreva insieme ai propri morti.
    E’ evidente che la nostra Festività del 2 Novembre ricorda l’usanza egizia, ma forse quella di molte civiltà del Mediterraneo.
    La diversità del clima, problematiche sanitarie, il ritmo della vita moderna e la facilità degli spostamenti hanno ridotto la giornata intera dedicata ai defunti in una visita di poche ore, pur mantenendo l’omaggio tradizionale dell’offerta dei fiori.
    Il venir meno dell’usanza di far partecipare alla visita dei cimiteri l’intera famiglia e, in particolare, i bambini, ha portato, a mio parere, a coinvolgere questi ultimi in tradizioni meno traumatiche. Le prelibatezze alimentari, che un tempo venivano consumate nei cimiteri, sono state poco alla volta trasformate in regali ai bambini, offerti per magia proprio dai loro antenati, dei quali essi avrebbero così mantenuto il ricordo.
    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    03 nov 2006 04.37
    "Il venir meno dell’usanza di far partecipare alla visita dei cimiteri l’intera famiglia e, in particolare, i bambini, ha portato, a mio parere, a coinvolgere questi ultimi in tradizioni meno traumatiche"

    Personalmente non ho ancora portato la mia bambina (quasi 7 anni) al cimitero, ma credo che dovrò farlo. Credo anche che certi argomenti, debitamente trattati (intendo dire con i modi giusti e con delicatezza) debbano essere affrontati fin dall'infanzia, anche per non creare un sentimento della morte orroroso. E allora sì che ne scaturirebbero traumi...Capisco comunque ciò che intendi dire: pranzare sulla lapide del defunto non è, anche secondo me, il modo migliore di onorare i morti. Il rapporto tra morte e cibo, tuttavia, si è mantenuto e non solo nella tradizione di comprare i dolciumi ai bambini, ma anche di effettuare il pranzo funebre, come credo accada ancora in Cornovaglia, per esempio.
    Detto questo (e ti ringrazio ancora per il contributo sempre prezioso che offri al dibattito), non sapevo che in Egitto ci fosse l'uso di pranzare con tutta la famiglia al cimitero: un'informazione in più che corrobora ulteriormente (se mai ce ne dovesse essere bisogno) la certezza del fil rouge esistente tra Oriente ed Occidente, in cui l'Oriente - e intendo la civiltà orientale o orientaleggiante - mi sembra che prevalga su un Occidente che, seppure non imita, certo emula ed elabora precedenti contenuti, anche antropologici.
    Per Stefy: non intendevo dire certo che il culto dei Defunti sia un'esclusiva del Meridione d'Italia, ma credo sia indubbio che nel Sud esso assume forme, legate alla tradizione e, a volte, a un diverso modo di sentire, del tutto particolari, anche in virtù di un sostrato storico particolarmente ricco di sovrapposizioni.
    Saluti da
    Sit-Amun
    ROBERTOUser is Offline
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    ROBERTO

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    03 nov 2006 05.58

    La festività dei defunti era molto sentita nell'Antico Egitto in conseguenza, anche del forte legame che univa, attraverso la religione, la vita terrena e quella dell'aldilà.

    Come giustamente fatto notare la maggiore e più conosciuta delle festività dedicata ai defunti era la "Bella Festa della Valle del Deserto" di cui, di seguito, ti do un piccolo riassunto tratto dalla conferenza dell'anno passato tenutasi a Lodi e organizzata da Egittologia.net.

    "Al fine di rinnovare e rafforzare il potere regale  annualmente veniva celebrata, all’inizio dell’estate, la Pa Heb Nefer En Pa-Inet ossia La Bella Festa della Valle del Deserto.

    Questa ricorrenza ricorda, sostanzialmente, la nostra attuale festività dei defunti, giacché durante la Bella Festa della Valle i familiari si recavano in visita alla tomba dei loro cari nelle necropoli che circondano i templi, ove sostavano, pranzavano e venivano raggiunti da amici che si recavano a rendere omaggio.

    In questa festività il dio Amon si recava in processione da Karnak sulla riva occidentale per incontrare gli dei dell’occidente e i faraoni defunti, attraversava il Nilo sulla nave Userhat, La Possente di Prua, trainata dalla nave del faraone e seguita da un’altra imbarcazione su cui avevano preso posto Mut e Khonsu, gli dei che con Amon formavano la triade tebana.

    Raggiunta la riva occidentale il tabernacolo del dio era portato al tempio dei milioni di anni del faraone vivente e da qui, il giorno successivo, percorrendo tutta la necropoli tra due ali folla in festa, visitava i templi memoriali dei sovrani defunti per terminare l’itinerario al tempio di Hashepsut ove era posto nella parte più sacra del tempio e quindi tornava a Karnak."

     

    Un caro saluto, BATA.

     

    archeoproteoUser is Offline
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    archeoproteo

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    22 ott 2007 05.32

    teoricamente la commemmorazione del defunto non esisteva, esisteva la visita quotidiana ai propri parenti atta principalmente alla consegna del cibo per il nutrimento del Ka. Con le dovute distinzioni in base alle varie epoche,  questa visita giornaliera era auspicata, altrimenti, come riportato da una formula di un testo dei sarcofagi, "..il Ka di N.N., sarebbe stato costretto a nutrirsi dei proprio escrementi" cosa alquanto disdicevole.

    Ricordiamoci che il defunto (come lo intendiamo noi) per loro era inesistente. Il rapporto tra vivo sulla terra e chi aveva iniziato il viaggio nel regno di osiride era particolare. Pensate a quel povero marito che invia una lettera alla moglie, affinchè il suo Ka lo lasci in pace, visto che lui provvede giornalmente a prenderesi cura, da buon marito, della moglie. Evidentemente il ka della moglie era particolarmente esigente.

    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    22 ott 2007 05.57

    "..il Ka di N.N., sarebbe stato costretto a nutrirsi dei proprio escrementi"

    ...cioè a nutrirsi di se stesso. Una sorta di Purgatorio senza i suffragi dei vivi.

    archeoproteoUser is Offline
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    22 ott 2007 06.12

    per carità, nessun purgatorio, solo "feci" e "urine" unico materiale organico in extremis consumabile! Non era un nutrirsi di se stesso.

    Unico testo che viene chiamato "Inno cannibale" è un testo delle Piramidi, dove il re una volta abbandonata la terra, giunge in cielo e si nutre dei corpi delle altre divinità. Ma questo è un altro caso!

     

     

    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    22 ott 2007 08.49
    "per carità, nessun purgatorio, solo "feci" e "urine" unico materiale organico in extremis consumabile! Non era un nutrirsi di se stesso."

    Perché no, archeoproteo? Mangiare le proprie feci psicoanaliticamente equivale a nutrirsi di se stessi.

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    archeoproteo

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    22 ott 2007 11.49
    Cara Sit amun, non possiamo, anzi non dobbiamo forzare delle interpretazioni quando basta lasciar parlare gli antichi egizi per risolvere il problema. Nel caso specifico la priorità era nutrirsi e basta, senza simbologia, senza fronzoli.
    Non voglio fare il maestrino, ma tutte le formule che si trovarno sui sarcofagi a partire dal primo periodo intermedio fino all'epoca tarda, rivolte a Osiride affinchè egli faccia un'invocazione d'offerta di pani birre e tutte le cose buone per il ka del venerato N.N il giustificato, sono pratiche e non simboliche. Loro pensavano di avere realmente bisogno di cibo per sopravvivere. Non dimenticiamoci poi le liste "della spesa" sulle stele d'offerta. Parliamo di cibo reale (in senso virtuale)
    Annamaria ZizzaUser is Offline
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    Annamaria Zizza

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    23 ott 2007 08.36
    Bene, sono d'accordo con te, ma allora, per favore, non parliamo più di archetipi o di interpretazioni antropologiche .Se dietro ad un evento o ad un'esigenza c'è solo il mero dato pratico, l'urgenza immediata dettata dalla quotidianità, allora studiamo mazze, cosmetici ed pratiche per l'imbalsamazione e non soffermiamoci sulle simbologie, che, mi permetto di dire, non si applicano solo alla teologia.
    Ciao
    wallyUser is Offline
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    wally

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    23 ott 2007 06.14
    La tradizione di recarsi presso le Tombe e pranzare, colloquiare con i propri defunti è ancora praticato da molte culture anche presso gli Ameridi . Ad una ho assistito personalmente sui monti sovrastanti OXACA in Messico centrale presso una comunità di nativi americani i Micicheti. Un vero e proprio banchetto con tanto di posto, piatto ed alimenti per il defunto usando la lastra tombale come tavolo e tutte le famiglie al completo sedute attorno ad esse. Qualche migliaio di anni anni non sono sufficienti a sradicare tradizioni che toccano i sentimenti profondi in ogni cultura, specie quelle in cui i defunti riposano nelle vicinanze dei vivi. Infatti si nota una certa differenza nelle culture ove il defunto viene cremato e quindi viene meno la localizzazione presso cui la famiglia può celebrarlo individualmente.
    archeoproteoUser is Offline
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    archeoproteo

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    23 ott 2007 06.50
    In mezzo ci inserirei l'usanza tipica romana di immettere il pasto all'interno della tomba del loro defunto tramite facendolo passare da un'anfora capovolta e tagliata. Quest'anfora era parte integrante della sepoltura e di solit era posizionata nel centro. Questo , però indipendentemente dal fatto che il defunto venisse cremato o inumato normalmente. Anche nelle catacombe, le prime comunità cristiane erano solite prcedere con un rito come questo.
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