Vorrei cercare di rispondere ad Antonio proponendo una riflessione sull’occhio. Sempre limitatamente alle mie conoscenze.
L’occhio è uno dei simboli più comuni dell’antico Egitto, ma probabilmente anche uno dei più complessi da comprendere per noi “occidentali”.
Per altro i miti che lo coinvolgono sono diversi ed è difficile, almeno per quanto ho potuto vedere io, attribuirvi una precisa identità. Il paragrafo 335 dei Testi dei Sarcofagi, che poi si ampliò nel capitolo 17 del Libro dei Morti, recita quanto segue:
Sezione A
“Io empii l’occhio quando era vuoto il giorno in cui combatterono i due compagni.
Questi erano Horus e Steth, quando Seth lo strappò dalla testa di Horus e quando Horus afferrò i testicoli di Seth. Ma fu Toth che fece quella cosa” (cioè empire l’occhio).
Sezione B
“ Io alzai i capelli dall’occhio Udjat al tempo della tempesta.
Che cos’è questo? E’ l’occhio destro di Ra quando si infuria contro di lui dopo che lo aveva mandato fuori. Ma fu Toth che alzò i capelli da esso”.
Sezione C
“Ho visto il sole nato ieri sulle gambe di Methuer.
Che cos’è questo? E’ l’immagine del sole mattutino che sorge ogni giorno. Quanto a Methuer, è l’occhio Udjat”.
Nella sezione A si racconta di quella parte del mito della Grande Lite, quando Seth strappa l’occhio al nipote e lo scaglia fuori dai confini del mondo, facendolo a pezzi. Quando avviene questo, il cielo notturno cade nelle tenebre, poi Toth viene incaricato del suo recupero e del suo ricomponimento pezzo dopo pezzo, con chiara allusione alla luna crescente.
Toth dirà infatti: “io sono clolui che riporta l’occhio Udjat, io sono cluoi che abolì la sua oscurità…
Io sono il restitutore dell’occhio Udjat quando è salvato dalla sciagura, sichhè adesso tutto va bene nella Casa della Luna” (Lecau: Sarcophages anterieurs au Nouvelle Empire)
Da questo si evince che l’occhio sinistro è la luna e insieme Horus.
La sezione B ci parla dell’occhio destro del Creatore, una sorta di sole che viene mandato a cercare nell’Abisso Shu e Tefnut che si erano allontanate.
Quando questo “occhio/sole” torna, trova il suo posto occupato da un altro occhio andando su tutte le furie…e qui va sottolineato il gioco di parole che richiama il simbolismo: neshen significa “ira” mentre shen significa “capelli”; l’assonanza tra i due termini ha probabilmente indotto gli egizi a vedere nei capelli che coprono l’occhio, le nuvole che impediscono al sole di irradiare con forza la sua luce, velandolo e di conseguenza ad associare la rabbia con i capelli che coprono l’occhio.
A questo punto il Creatore compie di fatto la prima incoronazione su se stesso, attorcigliandosi in testa l’occhio che nel frattempo era diventato un cobra in posizione di attacco, allo scopo di usarlo contro i proprio nemici.
Fin qui dunque abbiamo alcuni scritti che ci indicano che l’occhio sinistro è la luna e l’occhio destro il sole.
Leggendo però anche la sezione C vediamo come l’occhio Udjat venga associato ad un’antichissima dea-cielo, sempre comunque in relazione con il sole., Metehuer.
Come giustamente indica Antonio, anche Tefnut è associata ad un mito dell’occhio, proposto da Junkers anche se su scarsi elementi ed iscrizioni tarde trovaste nei templi di Dendera ed Edfu. Si racconta che per motivi ignoti Tefnut si allontanò dal Padre e cominciò a fare mattanza tra gli uomini e gli animali in terra di Nubia. Ancora una volta Toth, questa volta insieme a Shu, viene mandato alla ricerca di Tefnut e la trova nel deserto nubiano.
A questo punto abbiamo un contatto con altri miti mesopotamici, dove una divinità che si allontana dal creato o dalla sua città, lascia tutti al buio…e così Toth convince Tefnut proprio con queste argomentazioni facendola tornare al suo posto, inteso nel mito proposto da Junker come l’occhio di suo Padre.
L’associazione con Hathor è forse più debole, nel senso che essere “l’occhio di Ra” (uno dei suoi epiteti) probabilmente era più un fatto di prestigio che funzionale, atto a sottolineare l’importanza della divinità (e del relativo clero) più che un suo coinvolgimento diretto con il mito stesso. Inoltre Hathor in nubia era associata proprio a Tefnut, protagonista del mito precedente. Va detto anche che uno dei suoi numerosi epiteti è “la brillante”.
Tutto questo ci potrebbe autorizzare a credere che con “le due Brillanti” si intendano queste due dee, strette anche da quell’associazione nubiana di cui dicevo prima.
Inoltre nella mitologia egizia l’occhio (o gli occhi) è associato alla Dea Madre, al sole, alla luna, a Metehuer, Tefnut, Hathor…e risulta difficile forse, senza le necessarie notizie in merito ai segni stessi e al contesto cui fanno riferimento, dare risposte univoche.
Un caro saluto…
Paolo