Antico Egitto | Egittologia.net

StandardLiveID

Accedi

Iscriviti gratis alla Newsletter sull'antico Egitto CLICCA QUI
 Dove sono i soci egittologia.net?
  
Diario di viaggio - Novembre 2009 - 4° GIORNO
Last Post 18 feb 2010 07.18 by Sozzani. 3 Replies.
Printer Friendly
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Sort:
PrevPrev NextNext
You are not authorized to post a reply.
Author Messages
Paolo BelloniUser is Offline
New Member
New Member
Send Private Message
Posts:50
Paolo Belloni

--
09 feb 2010 05.38

    Giorno 4 – Martedi 3 Novembre

    La sveglia suona verso le 5.30, ben un’ora prima dei normali giorni lavorativi, ma ci si alza con tutt’altro spirito perché la giornata promette grandi emozioni: la traversata del deserto nubiano alla volta dei siti di Amada, Wadi el-Sebua, Dakka e Mahar­raqa. La scorta si presenta con quasi un’ora di ritardo, il povero Aziz cerca di spiegarci i motivi ma è abbastanza stravolto perché si è alzato in piena notte e poco dopo la nostra partenza si rifarà il viaggio fino ad Aswan. Dopo aver perso un’altra mezzora al punto di partenza dei con­vogli, finalmente riceviamo il benestare per andarcene. Percorriamo per una settantina di chilometri in senso op­posto la stessa via turistica del giorno prima, fino a quando incontriamo un’indicazione stradale che ci butta a destra: Amada! Da questo momento, per un’altra settantina di chilometri, il panorama intorno a noi è costituito da un lungo serpentone di asfalto che solca il deserto sabbioso e a tratti montuoso. Durante il tragitto, l’autista ci spiega che la polizia egiziana ha da tempo proibito ad auto private, taxi e pullman di transitare sulla strada che stiamo percorrendo, innanzi tutto perché il vento costante tende a coprirla di sabbia rendendola peri­colosa per i mezzi normali, e poi perché è una zona ta­gliata fuori dai ripetitori telefonici e nella quale solamente la polizia può comunicare attraverso i suoi ponti radio. In effetti, guardando fuori dal finestrino è difficile pensare che non sia così … c’è solo la sabbia!

    All’improvviso ricompare alla nostra destra il Lago Nasser: buon segno, siamo quasi arrivati. Infatti, dopo una decina di minuti la jeep svolta di nuovo a destra, costeggia il lago per un chilometro prima di fermarsi davanti al pic­colo Tempio di Amada. Non siamo ancora a metà matti­nata, ma il sole picchia già forte, ci affrettiamo a entrare nel tempio anche per cercare un po’ di riparo. Appena gli occhi si abituano al cambio di luce, riusciamo ad ammi­rare i rilievi e le iscrizioni di Thutmosi III, Amenhotep II e Thutmosi IV: questo, infatti, è uno dei pochi templi edi­ficati in Nubia durante la XVIII dinastia, dato che la maggior parte di essi risale all’epoca greco-romana. Era dedicato inizialmente ad Horo, ma poi è stato consacrato ad Amon-Ra ed a Ra-Horakhty. L’atrio coperto in cui ci troviamo era in origine il cortile esterno del tempio, costituito da un vestibolo, una cella e due cappelle laterali. L’illuminazione di questi ambienti più interni è precaria e ci costringe a impiegare più tempo per portare a casa delle fotografie decenti. Ci sono giusto un paio di lampade e il fascio di luce naturale che entra dalle aperture originali nel soffitto. Non è molto, ma è suffi­ciente a farci restare incantati ad ammirare le decorazioni davvero ben conservate nel tratto e nel colore: si tratta prevalentemente di scene a carattere religioso, Thutmosi III in adorazione di Amon, e Amenhotep II in adorazione di Ra-Horakhty. Tutte le immagini di Amon erano state scalpellate durante il regno di Akhenaton, ma sono state restaurate da Sethi I e da Ramesse II con un risultato qualitativamente in­feriore agli originali, forse per l’utilizzo di manodopera locale. Prima di uscire ci soffermiamo da­vanti a due stele che amplificano il valore storico di questo monumento: la prima è un’autocelebrazione di Amenhotep II al termine della quale vi sono notizie sul completamento dell’edificio, mentre la seconda narra di un’invasione libica sventata durante il regno di Merenptah.

    Usciamo e ci incamminiamo verso il sito successivo, il Tempio di Derr, edificato da Ramesse II per celebrare il suo giubileo, oggi rico­struito vicino al tempio di Amada, alcuni chilometri a nord del suo sito originale sulla riva orientale del Nilo. Stando alle fonti storiche, pare che questo tempio fosse eretto in una zona piuttosto popolata, diversa­mente da altri templi nubiani eretti in zone remote come manifesta­zione del potere regale: è probabile quindi che le celebrazioni dei culti fossero piuttosto frequenti. Il portico d’ingresso a quattro colonne con statue osiriache del re è tutto quello che rimane dell’ingresso monu­mentale costituito in tempi antichi da un pilone e un cortile. Oltrepas­siamo il portico ed entriamo nella prima delle due sale ipostile, deco­rata con scene di guerra e di trionfo di Ramesse II e con colonne statua­rie stranamente rivolte verso l’ingresso del tempio e non verso la na­vata centrale. La seconda sala è leggermente più piccola della prima ed è decorata con scene di carattere religioso sia sulle pareti sia sulle sei colonne squadrate. Ritroviamo qui lo stesso schema rappresentativo di Abu Simbel e di altri templi, scene di guerra e trionfo seguite da scene religiose, anche se queste ultime non sono molto raffinate. Un’immagine molto interessante è quella di un albero di palma scol­pito, contro cui è appoggiato il re che presenta offerte ad Amon-Ra. Dalla seconda sala si accede alla parte più in­terna del tempio, tre piccole cappelle di cui quella cen­trale era destinata alla barca sacra, come indicano le raffi­gurazioni parietali: sempre in questa cappella centrale conserva le statue di culto di Ptah, Amon-Ra, Ramesse II e Ra-Horakhty. Complessivamente, le decorazioni di que­sto tempio si sono preservate meno bene rispetto a quelle del tempio di Amada, e ciò in parte è do­vuto alla conversione in chiesa da parte dei cristiani.

    La prima tappa della giornata si conclude con la visita alla Tomba di Pennut, governatore di Wawat (la Bassa Nubia) e soprintendente del tempio di Horo nella città di Mi’am (centro amministrativo della Bassa Nubia) durante il regno di Ramesse VI (XX dinastia, 1140 a.C.). Il mo­numento è ubicato poco più a nord del tempio di Derr, ma originariamente si trovava 40 km a sud-ovest e faceva parte di una delle numerose necropoli disseminate nelle vicinanze della città. La tomba è scavata nella roccia ed esternamente dà l’idea di qualcosa di imponente, invece – una volta varcato l’ingresso – restiamo tutti un po’ delusi. L’ipogeo è costituito da un unico am­biente a pianta cruciforme, molto piccolo e basso, con il pozzo sepolcrale scavato nel pavimento di un atrio fra l’entrata e la cella di fondo. Restiamo comunque affascinati dalle decorazioni che rico­prono interamente le pareti, rappresentazioni di episodi importanti nella vita di Pennut e di sua mo­glie Takha, che era una cantante all’interno del tempio locale. Osserviamo anche le consuete scene del defunto al cospetto di varie divinità: Horo che conduce Pennut e sua moglie al cospetto di Osiri, Anubi di fianco al sarco­fago con Isi e Nefti che piangono la morte dell’uomo. Nella cella di fondo vediamo tre statue incompiute scolpite nella roccia viva, probabilmente erano immagini del defunto o di qualche divinità.

    Lasciamo il sito di Amada nella seconda parte della mattinata e partiamo alla volta di Wadi el-Se­bua. La strada si allontana dalle coste del Lago Nasser e per una quarantina di chilometri siamo nuovamente circondati da sabbia e rocce, senza vedere nient’altro. Ecco poi ricomparire in lonta­nanza l’azzurro delle acque nei pressi del bivio che ci porta al sito archeologico. Una volta arrivati, andiamo subito a fare i biglietti e ci accorgiamo che stiamo turbando una quiete che durava forse dall’inizio della giornata, siamo gli unici visitatori e forse i guardiani e i poliziotti non erano neppure stati avvisati del nostro arrivo. Ci avviciniamo al viale di sfingi che dà il nome a questo sito: Wadi el-Sebua in arabo significa “Valle dei Leoni”, con evidente riferimento alle figure leonine che fiancheggiano il viale di accesso al tempio edificato da Ramesse II e dedicato ad Amon-Ra e Ra-Horakhty. Il monumento è stato ricostruito qui, alcuni chilometri a nord-ovest del sito originale, dove sorgeva anche un tempio costruito da Amenhotep III, ma che purtroppo non è stato salvato e giace ora sotto le acque del lago. Non rimane niente dei primi due piloni e del cortile racchiuso fra di essi, sono andati per­duti lungo i secoli. Possiamo invece ammirare quello che resta del secondo cortile, con un viale contornato da quattro sfingi a testa di falco che identificano i quattro Horo della Nubia. Da qui, una scala ci porta alla terrazza su cui sorge il pilone preceduto da una statua colossale di Ramesse II (in origine ve n’erano quattro) e decorato con scene di offerta di Ramesse ad Amon e a Ra-Horakhty. Oltrepassiamo il pilone ed entriamo nel Salone delle Fe­ste, uno spazio quadrato, chiuso lateralmente da due por­ticati con pilastri osiriaci del sovrano. Alle pareti osserviamo decorazioni del re seguito da una pro­cessione dei suoi figli. Saliamo la scala che dal fondo di questo cortile ci porta alla Sala delle Appa­rizioni, sorretta da dodici colonne e decorata con scene che ritraggono il sovrano insieme a varie di­vinità. L’area più interna del tempio è la Sala delle Offerte seguita dal santuario centrale con due cappelle laterali. Sicuramente qui era ospitata la barca sa­cra, stando a quanto vediamo raffigurato sulle pareti della stanza centrale. Nella nicchia in fondo c’è un particolare che ci colpisce: l’immagine di Ramesse II adorante è stata trasformata in un’immagine di offerta a San Pietro quando i primi cristiani hanno convertito il tempio in un chiesa. Usciamo dal tempio e prima di risalire sulle jeep ci fermiamo a guardare alcuni resti abbandonati nella sabbia lì intorno. Impressionante una delle statue che si ergeva davanti al pilone di ingresso.

    Il sito successivo dista meno di un chilometro in direzione nord: è il Tempio di Dakka, l’unico tempio nubiano con la facciata rivolta a nord. Dalle fonti storiche sappiamo che Dakka era l’antica Pselqet, cioè la “casa di Selqet”, la dea-scorpione, ma la divinità principale del tempio è Thot di Pnubs, rappresentato spesso con un serpente avvolto attorno ad un’asta. La struttura che si vede oggi risale ad un periodo compreso fra l’Epoca Tolemaica e quella ro­mana, ma sappiamo che nelle operazioni di ricostruzione sono stati trovati numerosi blocchi riutilizzati di strutture del Nuovo Regno. La caratteristica che lascia attoniti già ad un primo sguardo a distanza è la netta separazione (oltre 10 metri) del pilone di ingresso dal re­sto del tempio, fatto dovuto al crollo dei muri di cinta del cortile aperto. Osserviamo il pilone sormontato da un di­sco solare alato e privo esternamente di iscrizioni gerogli­fiche: risale all’Epoca Romana di Augusto e di Ti­berio, i quali avevano fatto innalzare anche i muri di cinta succes­sivamente crollati. Oltrepassiamo il pilone e acce­diamo al pronao lastricato che precede due santuari, il primo più antico, costruito dal re nubiano Arqamani insieme a To­lomeo IV attorno al 220 a.C., e il successivo attribuito all’imperatore Augusto. I rilievi nubiani sembrano più accurati e rifiniti, ma sono comunque tutti pregevoli e presentano numerosissime scene di adorazione a varie divinità da parte dei sovrani to­lemaici e dello stesso Augusto.

    Usciamo dal tempio di Dakka e percorriamo a piedi un centinaio di metri verso il vicino Tempio di Maharraqa, costruito dai romani e dedicato a Isi e Serapide. Anche questo tempio è stato smantellato e ricostruito a pochi chilometri dal sito originale, dove nel 30 a.C. era stato stabilito il confine fra l’Egitto romano e Meroe a seguito della vittoria del prefetto Petronio sul re kushita. Questo piccolo monumento non ci offre particolari emozioni, i romani non l’hanno mai completato del tutto e l’unica parte della struttura che è stata portata a termine è la sala ipostila con un portico su tre lati. Restiamo all’interno giusto il tempo di fotografare alcune parti e poi usciamo per andare ad ammirare il panorama spetta­colare delle coste del Lago Nasser. Scendiamo la colli­netta fino alla riva, la natura che vediamo attorno è in­contaminata e il contrasto di colori fra il deserto e l’acqua è bellissimo. E così si concludono le visite del quarto giorno di viaggio. Torniamo a bordo delle jeep e percor­riamo circa 200 chilometri nel deserto in direzione nord alla volta di Aswan. Arriviamo abbastanza cotti, ma deci­diamo di rilassarci con giretto in feluca prima del calar del sole. L’amico Aziz ci raggiunge per cena e ci porta in un ristorante tipico in centro ad Aswan. Dopo mangiato riusciamo solo a fare una passeggiata lungo fino a quando la stanchezza ci porta dritti all’hotel.

    cecilia campaniniUser is Offline
    New Member
    New Member
    Send Private Message
    Posts:3
    cecilia campanini

    --
    17 feb 2010 11.20

    E' un piacere, Paolo, leggere il resoconto del nostro splendido viaggio. Così ben descritto e dettagliato è anche un valido aiuto per la memoria. Grazie. Aspettiamo il seguito. Un caro saluto e - speriamo - a presto. Cecilia e Alfredo

    Paolo BelloniUser is Offline
    New Member
    New Member
    Send Private Message
    Posts:50
    Paolo Belloni

    --
    18 feb 2010 06.47
    Grazie degli apprezzamenti! In effetti è piacevole ricostruire a parole quello che abbiamo vissuto in prima persona, ma mi fa venire voglia di partire ancora ... cerco di scrivere con il giusto distacco emotivo altrimenti mi prende troppa nostalgia
    Sto completando la quinta giornata con le visite all'isola di Kalabsha e di Philae, alla cava dell'obelisco e al museo nubiano. Fra qualche giorno pubblicherò.
    Ci vediamo presto!!!
    Gilberto SozzaniUser is Offline
    Veteran Member
    Veteran Member
    Send Private Message
    Posts:3181
    Gilberto Sozzani

    --
    18 feb 2010 07.18

    Ho fiumi di invidia che sgorgano da tutti i miei "osteopori" (purtroppo mal conciati!)

    You are not authorized to post a reply.


    Active Forums 4.3

    AIUTACI ANCHE TU!
    Il mantenimento di questo sito è possibile solo grazie al generoso contributo dei visitatori,
    se ritieni il nostro lavoro utile e interessante aiutaci con una donazione oppure associati.
    Aiutaci anche tu!