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C’è un pochino di più di questo

…sono andata a leggermi il link al sito di Andrew Collins postato da Marc Chartier che ringrazio moltissimo. Collins sostiene che il labirinto di cavità sia innegabilmente naturale, ma presenti non meglio specificati rimaneggiamenti da parte dell’uomo. Sostiene inoltre che questo particolare sito, insieme alla tomba degli uccelli (da lui così ribattezzata) sia da mettere in relazione alla costellazione del Cigno. Infatti secondo i suoi calcoli, all’epoca delle piramidi questa costellazione e non quella di Orione, sarebbe stata il modello per le costruzioni
sulla piana di Giza (se ho ben capito). Le tre piramidi sarebbero quindi la versione terrestre delle stelle Delta, Sadr e Gienah, mentre la stella più luminosa del Cigno, Deneb, sarebbe da mettere in correlazione con la tomba da lui esplorata (non si sa bene con quali permessi abbia potuto farlo, lo stesso Collins non si spende in spiegazioni al riguardo).
La costellazione del Cigno è visibile in una porzione di cielo in cui la via lattea compie una curva, che il nostro mette in relazione con l’immagine che rappresenta la dea Nut come la volta celeste. Il Cigno si troverebbe proprio sulla parte degli organi genitali della dea, simboleggiando quindi il luogo da cui tutto è nato e in cui tutto tornerà. Inoltre, ogni tomba rappresenterebbe, a partire da quella di Osiride, il ventre prolifico della dea; vista la presenza documentata da Vyse, di una mummia di un grosso volatile nella tomba, Collins conclude che questo luogo doveva essere il fulcro di un locale culto a Horus, o molto più probabilmente a Sokar: la sua importanza sulla piana di Giza si spiega perchè questo luogo sarebbe il Rostau, il luogo di ingresso alla Duat. E fin qui…tutto secondo me molto opinabile ma ci si potrebbe anche stare, considerate le molte altre affermazioni sensazionali fatte da anni riguardo alla piana di Giza... ma il bello deve ancora venire. Improvvisamente infatti, a questo punto Collins tira in ballo Edgar Cayce, il chiaroveggente americano che sosteneva (fra le altre sue premonizioni mai avveratesi) che sotto la Sfinge si celerebbe un luogo chiamato Sala dei Registri, dove sarebbero tutt’ora contenuti i testi tramandatici da una civiltà perduta che lì prosperò “verso la fine dell’era glaciale, intorno all’11.000-10.000 a.C."
Quest’ultimo particolare è di non poca rilevanza, se si considera che lo stesso Collins per le sue ricerche non ha chiesto supporti a scuole o università o enti specializzati in ricerche archeologiche, bensì, come lui stesso afferma nel suo articolo, all’ ARE, cioè all’Association for Research and Enlightenment, senza specificare che si tratta de “l’organizzazione internazionale che si dedica ad analizzare, documentare e diffondere l’opera di Edgar Cayce (definizione tratta dal loro sito italiano)”.
Se queste sono le premesse, sinceramente posso comprendere perché l’egittologia ufficiale preferisca prendere le distanze da queste argomentazioni, anche se personalmente non concordo con l’affermazione che "ormai sulla piana di Giza si sa tutto".
Un saluto a tutti,
Mikela