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Egitto. Tesori sommersi alla Venaria Reale (TO)
Last Post 20 apr 2009 12:22 by PurpleSat. 3 Replies.
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NeithUser is Offline
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29 gen 2009 08:24

    "Egitto. Tesori sommersi si terrà alla Venaria Reale dal 7 febbraio al 31 maggio 2009: è l’unica tappa italiana della mostra internazionale che espone oltre 500 reperti archeologici provenienti da Alessandria, Heracleion e Canopo, antichissime città della zona del Delta del Nilo che nei primi secoli dell’era cristiana sprofondarono sei metri sotto il livello del Mediterraneo."

    http://www.lavenaria.it/

    Penso che unire questa mostra a quella di Palazzo Bricherasio puo' rappresentare una ghiotta occasione per un bel fine settimana a Torino

    waenraUser is Offline
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    05 feb 2009 12:39
    Nell'allestimento di Bob Wilson, l'archeologia diventa una performance di arte contemporanea

    Il primo incontro era stato nel 1984 a Alessandria d’Egitto, nel giardino del Museo Marittimo. «Era un’Iside molto graziosa», ricorda Franck Goddio, «un marmo di età romana. Doveva essere stata in mare per molti secoli». Per la precisione, si trattava di un’Iside lactans, un modello che passerà direttamente nell’iconografia cristiana della Madonna con Bambino. Solo che qui era priva della testa e soprattutto mancava l’infante allattato. Alla fine degli anni 90, la seconda epifania, quando Goddio - già consulente economico delle Nazioni Unite nei paesi dell’Estremo Oriente, già cacciatore di relitti sommersi - si è ormai trasformato in un archeologo subacqueo, con una straordinaria sequela di exploit tra la baia di Alessandria e quella di Abuquir, dove i terremoti e la subsidenza hanno colpito duro nei secoli e il mare si è mangiato interi quartieri della capitale tolemaica, oltre alle città di Canopo e Herakleion.

    «Mentre scavavo nel grande tempio sommerso di Serapide, a Canopo, ho visto un frammento di marmo in cui si riconosceva un bambino con una mano che gli tiene la testa. E lì ho avuto come un flash, ho rivisto la Iside lactans. Risalito in superficie, non ho neppure annotato l’impressione. Tre anni dopo, quando ho rivisto quel frammento restaurato, mi è tornato in mente l’episodio. Subito ho chiamato un ispettore, abbiamo preso il marmo e in taxi siamo andati al Museo Marittimo: i due elementi combaciavano. Iside aveva ritrovato suo figlio Arpocrate».

    Tipica agnizione da teatro classico. Goddio, francese sessantunenne di radici intricate, ha uno spiccato gusto per i coup de théâtre e gli effetti speciali - rivelato anche da quelle fotografie subacquee con i sommozzatori in posa tra i pesci davanti alle teste colossali dei faraoni, troppo perfette per essere proprio naturali. Per questo è un po’ folle e indubbiamente geniale l’idea di affidare a Bob Wilson l’allestimento della tappa torinese di «Egitto. Tesori sommersi», che approda nella Reggia di Venaria Reale dopo avere raccolto due milioni di visitatori tra Berlino, Parigi, Bonn e Madrid.

    Bob Wilson è il profeta dell’avanguardia newyorchese, un mostro sacro del teatro sperimentale, regista e artista che nei suoi lavori integra luce movimento danza pittura scultura musica drammaturgia. Abituato a accumulare i materiali, rimescolare, scomporre e ricomporre, in questo caso arruola i faraoni e il loro mondo per mettere in scena lo spettacolo della discesa negli abissi e della scoperta di una civiltà sommersa. La mostra raccoglie un mezzo migliaio di pezzi recuperati da Goddio e dalla sua squadra in 17 anni di ricerche, testimonianze di 1500 anni di storia, dalle ultime dinastie faraoniche agli splendori ellenistici, dal dominio romano a quello bizantino fino all’era islamica. Ma alla Reggia di Venaria l’archeologia è appena uno spunto, un elemento del gioco sinestetico-emozionale che sollecita i sensi dei visitatori. Tanto è vero che il regista non avrebbe neppure voluto le didascalie, e alla fine le ha accettate ma contenute al minimo indispensabile. Certo si arricceranno (si sono già arricciati) molti nasi accademici, ma Goddio, che di accademico non ha nulla, non si preoccupa: «È vero, questa non è una mostra “filologica”, è un’altra cosa. Ma del resto l’arte egizia si è sviluppata per tremila anni senza grandi modifiche, sostanzialmente contemporanea a se stessa: quindi non è improprio allestirla secondo i criteri di un artista contemporaneo».

    Anche in questo allestimento, come in genere nei suoi spettacoli, Bob Wilson lavora sulle luce e sullo spazio, che ne è il prodotto, per proporre punti di vista sulle opere, isolando e affastellando, nascondendo e rivelando. Nelle dieci sale dai nomi suggestivi, essi stessi parte dell’opera - Sunken Forest (Foresta sommersa), Treasures Honeucomb (Alveare delle meraviglie), Sphinx Box, (Scatola delle sfingi), Liquid Space (Trasparenze) - particolare attenzione è dedicata alla «coreografia del movimento del pubblico»: i visitatori sono indirizzati a seguire percorsi diversi, ora costeggiando blocchi centrali ora serpeggiando tra i reperti, divenendo a loro volta, accanto a questi, elementi dinamici di una performance senza uguale e sempre diversa, una e plurima e in definitiva irripetibile. La colonna sonora appositamente composta da Laurie Anderson - musicista cantante vocalist poetessa performer artista visiva - sottolinea i passaggi d’ambiente, attingendo a un repertorio di suoni che rielaborano le onde del mare, i versi dei gabbiani, le voci dei flauti, i rumori prodotti dalle conchiglie.

    Si comincia con una sala-prologo in cui sono concentrate tutte le informazioni necessarie a orientarsi nel viaggio: pannelli esplicativi, foto e video subacquei. La musica suggerisce la concitazione delle fasi che precedono l’immersione. Poi un lungo corridoio nero che ha la funzione di liberare la mente dalle immagini del mondo emerso, e subito una grande sala piena di luce occupata da un solo piccolo oggetto, un vaso canopo, simbolo dei riti dell’imbalsamazione e insieme delle speranze di vita oltre la morte. Dall’ambiente grigio-chiaro e vuoto al grigio-scuro e al pieno della sala successiva (gli spazi si completano e si contrappongono, alternandosi per somiglianza o per contrappunto), con le statue colossali (oltre 5 metri) di un re e di una regina senza nome preceduti da Hapi, il dio delle inondazioni periodiche del Nilo, apportatore di vita e di prosperità. Intorno a loro, statue a grandezza naturale che alternano con disinvoltura le fogge tradizionali egiziane ai panneggi greco-ellenistici, testimonianza della fusione e della coesistenza delle culture nella capitale della mediazione tra Occidente e Oriente.

    Nelle altre sale, sfingi e teste marmoree che emergono dal buio entro «scatole» luminose con le pareti di tulle, a suggerire le onde e la visione velata dei fondali, oggetti della vita quotidiana, monete e gioielli da osservare entro teche trasparenti, come sospesi nell’acqua, oppure da spiare dagli oblò che si aprono lungo un secondo corridoio scuro, speculare a quello iniziale, che segna il ritorno in superficie. E infine lei. La vedette che chiude la mostra in sussiegosa solitudine. La regina (Arsinoe II?) appena emersa dalle acque come Afrodite, con il sensuale effetto di «panneggio bagnato» che lascia trasparire il capezzolo turgido: «Una delle statue più belle del mondo», dice Goddio, a ragione, «l’incontro più riuscito tra l’arte greca e quella egiziana».

    All’uscita, lo sfondo incombente delle Alpi bianche di neve. Un altro contrappunto, non predisposto da Bob Wilson. Ma, in qualche modo, un felice prolungamento della performance.

    DA SABATO 7 FEBBRAIO
    Domani l’inaugurazione
    La mostra «Egitto. Tesori sommersi», promossa dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con l’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine e la Hilti Foundation, è allestita negli spazi della Citroniera e della Scuderia Grande della Venaria Reale. Dopo l’inaugurazione, domani pomeriggio, resterà aperta al pubblico dal 7 febbraio al 31 gennaio. Orari: dal martedì al venerdì 9-18,30; sabato 9-23; domenica 9-20. Lunedì chiuso (tranne i festivi). Biglietti 10 euro (ridotti 7, gratuiti per i minori di 12 anni). Info 011-499233, www.egittotesorisommersi.it. Catalogo Allemandi (pp. 363, e 28).

    (Fonte: La Stampa)
    tutmosiUser is Offline
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    05 feb 2009 06:19

    Dopo l’inaugurazione, domani pomeriggio, resterà aperta al pubblico dal 7 febbraio al 31 gennaio????? Mostra retroattiva??

    Mi permetto di correggere La Stampa,dal 7 febbraio al 31 maggio.

    PurpleSatUser is Offline
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    20 apr 2009 12:22
    Oggi ho visitato questa mostra: l'allestimento è davvero splendido, ogni ambiente è speciale ed emozionante (in particolare il corridoio degli oblò e la stanza delle teste).
    I reperti non sono tantissimi, ma alcuni sono pregiatissimi. Bellissimo il sacerdote che abbraccia un canopo e la statua di regina che chiude la mostra. Meravigliose le teste (in particolare un volto maestoso di faraone e uno Zeus ellenistico) e gli oggetti di uso quotidiano. Un elmo che mostra ancora i segni del mare..
    Insomma, mostra molto, molto, molto bella.
    Potrete anche visitare la Reggia, restaurata da poco e ancora in allestimento (è un pò spoglia...) e i meravigliosi giardini.

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