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Le pietre di Rosetta sono più d'una!
Last Post 11 nov 2008 07.57 by Sozzani. 2 Replies.
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Gilberto SozzaniUser is Offline
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Gilberto Sozzani

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14 ott 2008 10.01

    La pietra di Rosetta, utilizzata da Champollion per la decifrazione del geroglifico, è attualmente al British Museum ed è al centro di una querelle con Zahi Hawass che ne pretende la restituzione.Quella esposta al Museo del Cairo è solo una copia. Ora, uno studioso egiziano mette in evidenza che esistono altre due pietre, più grandi e meglio conservate, trovate a Canopo, che riportano lo stesso testo e che sono esposte al Cairo senza particolari evidenze. Ipotizza, inoltre, che ne possano esistere altre identiche, ancora da ritrovare. Non si capisce perciò perché, nel Museo del Cairo, si dia tanta importanza ad una copia, mentre ci sono degli originali con il medesimo testo.

    Riporto qui per intero l'articolo apparso sul Daily Star,visto che alcuni hanno avuto difficoltà nell'aprire il sito di questo giornale:

     

    For your information, there’s more than one Rosetta Stone, says Egyptologist

    By Ahmed Maged
    First Published: October 13, 2008

     
     


     

    CAIRO: An Egyptology researcher has called for the display of another original version of the Rosetta Stone at the entrance of the Egyptian Antiquities Museum, dismissing the official request by Egypt to repatriate the stone from the UK as mere propaganda.

    Researcher Bassam El Shammaa, who also works as a tour guide, told Daily News Egypt that there are different versions of the stone, which was discovered in Rashid in 1799. The two similar stelae discovered in Kom El Hesn in the Western Delta are currently exhibited in the Greco-Roman section of the museum.

    “They have never been promoted as exact copies of the Rosetta Stone despite the fact that, besides being in better condition than their counterpart, on exhibit at the British Museum since 1802, they display the same royal text,” El Shammaa said.

    The diorite bulky dubbed the Rosetta Stone derives its importance from the fact that it helped Thomas Young and Francois Champollion, pioneers of the modern science of Egyptology, to decipher the ancient Egyptian language by comparing the hieroglyphic text to its counterparts in classical Greek and Demotic, another ancient Egyptian script also inscribed on the stone.

    Regrettably, says the researcher, only a modern replica of the Rosetta Stone is currently on display at the museum’s entrance although one of the two original stelae could easily replace it.

    “They are known as the Canopy Stones because they were found at an archaeological site near Canopy, the extinct estuary of the Nile located 100 km from Rashid.

    “Each is 220 cm high, unlike the Rosetta Stone, which currently measures 114cm after part of it was lost. Upon its discovery, the Rosetta Stone was 149 cm high.”

    El Shammaa also insists that a search be carried out to find similar stones that probably still remain buried beneath the different ancient Egyptian temples.

    “Other original versions of the stone could also be lying under the bulky stones of the temples at Edfu, Dandara and Phaela — you never know,” he argued.

    The explained that the text on the stone, which stipulates that temples and priests are exempt from taxation during the reign of the Ptolemaic Dynasty, was a traditional honorary religious decree distributed across all temples in Egypt each time a Ptolemaic sovereign ascended the throne.

    “I demand a sonar search be applied to all the ancient temples, especially the chamber of the ‘The Holy of the Holiest’ in each temple, where such stones are believed to have been preserved,” he said.

    This way, El Shammaa believes, Egypt will probably obtain scores of originals and bring an end the futile propaganda relating to the Rosetta Stone.

    “Why should we ask for it back when we have several others?”

    He also questioned why the authorities are content with exhibiting a replica at the museum’s gate when one of the two Canopy Stones could go on display in a glass case equipped with a humidity regulator. 

    “The Canopy Stones are even older as they date back to King Ptolemy III, whereas the Rosetta Stone marked the ascension of King Ptolemy V to the throne of Egypt.”

    When the Canopy Stones were discovered in Kom El Hesn, we found out that the hieroglyphic, demotic and Greek texts were the same as the ones carved on the Rosetta Stone, but with the only difference that the Canopy Stones were intact, said El Shammaa.

    “Comparing the versions, we also detected a spelling mistake in the last line of the Greek text, a fact that could probably prove that the texts on the Rosetta Stone were inscribed by Egyptians.”

    Part of the text was tell-tale, according to Shammaa.

    He explained: “It is inscribed that: ‘this decree will be carved on stones and displayed at all the temples beside the sovereign’s eternal figure.’ Shouldn’t that tell you that scores of original Rosetta stones could be buried under the heavy rocks of these temples?”

    StefyUser is Offline
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    Stefy

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    15 ott 2008 08.26
    Forse perchè la "Pietra contesa" è proprio quella dalla quale Champollion iniziò la decifrazione; le altre forse le utilizzò successivamente o comunque non furono esse il punto di partenza....

    S.
    Gilberto SozzaniUser is Offline
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    Gilberto Sozzani

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    11 nov 2008 07.57

    Un articolo di A.Malnati al riguardo (segnalazione di Waenra)

     

    Stele di Rosetta: é polemica dopo la scoperta dei «multipli»

    "Le stele di Rosetta abbondano e rischiano di moltiplicarsi: già altre due sono venute alla luce e altre non tarderanno a essere trovate in numerosi templi egizi. Questo mi spinge a criticare Zahi Hawass (Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto, n.d.r.), che si ostina a reclamare quella conservata al British Museum di Londra". A lanciare questa singolare provocazione è Bassam el Shammaa, archeologo egiziano con un curriculum di studi e di scavi di tutta eccellenza e oramai rivale dichiarato di Hawass, fino ad ora arbitro unico dell'Archeologia in riva al Nilo e unico a scegliere dove e chi deve operare sui siti in Egitto. Una simile, inaspettata uscita è spiegata dal rinvenimento presso l'antico sito di Canopo (oggi Abukir, 25 km ad est di Alessandria) di due stele riportanti lo stesso testo della pietra di Rosetta, nei medesimi alfabeti antichi (greco, demotico e geroglifico, questi ultimi due utilizzati, in periodi diversi per esprimere l'antico idioma dei faraoni). Un tale ritrovamento non deve certo stupire: il testo riportato dalle varie lastre è un decreto regio, emesso in onore del faraone Tolomeo V Epifane (196 a.C.) in occasione del primo anniversario della sua incoronazione. L'epigrafe contiene tutti i benefici resi al Paese dal sovrano, le tasse da lui abrogate, e la conseguente decisione da parte del clero di erigere in tutti i templi egizi una statua in suo onore, e numerose statue d'oro da collocare accanto a quelle degli dei, e di indire festeggiamenti in omaggio allo stesso monarca; il decreto ˆ stabilirono i sacerdoti ˆ doveva essere esposto in ogni luogo di culto e "nella scrittura delle parole degli déi (geroglifici), nella scrittura del popolo (demotico) e in quella greca"; trattandosi poi di un decreto governativo di assoluta pregnanza, in quanto celebrativo del sovrano e dunque pensato per durare, esso non è stato vergato su papiro, ma gravato su granito, a garantirne lunga durata: questo spiega le speranze degli antichisti di trovarne altri simili.
    "E' ovvio ˆ fa dunque osservare el Shammaa ˆ che non ci sia da stupirsi di fronte a scoperte di altre copie del testo di Rosetta. Altre ancora a ben cercare nei penetrali (le parti più recondite) di templi e santuari verranno recuperate a evidenziare la portata nazionale di un simile onore, tributato a un sovrano macedone, considerato tuttavia alla stregua degli antichi faraoni". Inoltre le epigrafi ritrovate riportano lo scritto nella sua totalità, a integrare così le lacune presenti nella stele di Rosetta, che comunque rimane la più famosa e antica, ritrovata alla fine del XVIII secolo e dal 1802 esposta appunto nel Museo londinese. Stele ˆ è cosa nota tra gli studiosi e gli appassionati ˆ che permise a Thomas Young e soprattutto a Jean François Champollion (1826) di decifrare il geroglifico, potendolo comparare con un testo uguale, riportato in greco antico e prontamente tradotto; pian piano ogni glifo, ogni segno venne associato a un termine o un concetto espresso in greco e a noi noto e il mistero dell'antica lingua dei faraoni trovò soluzione.
    E' subito divampata la polemica tra studiosi, con Hawass che insiste sulle proprie posizioni, facendo notare l'importanza simbolica della pietra di Rosetta ("pur meno completa è in qualche modo da considerarsi il punto di partenza di tutti gli studi dell'Egittologia moderna: è più che lecito pretendere che essa sia riportata in Egitto, dove è stata prodotta e trovata!") e minacciando di sospendere gli scavi dei ricercatori britannici in caso di mancata restituzione. Gli osservatori comunque parlano di dichiarazioni da parte di Hawass eccessive e pretestuose, finalizzate ancora una volta a cercare di guadagnare la ribalta mediatica.

    Fonte: ilSole24ore

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