ESPLOSIONI - Tutto iniziò da due gigantesche esplosioni nel Mar Egeo, sostiene la professoressa Barbara J. Sivertsen, docente all'università di Chicago. La prima dal vulcano dell'isola greca di Santorini, che per la data (1.628 aC) coincide col primo esodo biblico. Le tenebre e la grandine calate sugli Egizi, altro non furono che la conseguenza naturale di «cenere e polveri acide»; la morìa del bestiame e gli sciami d'insetti, tipici effetti degli sconvolgimenti climatici provocati dall'eruzione; le acque arrossate, «dovute a un aumento delle erbacce rosse che si moltiplicano regolarmente, come risultato delle ceneri vulcaniche». E le rane che saltarono fuori dagli stagni? «Pure voi – scrive l'ironica geologa -, se foste una rana, scappereste subito da acque ridotte in quelle condizioni». La sola piaga che la professoressa Siversten non collega direttamente all'eruzione, è la morte dei primogeniti egiziani: «E' probabile che molti prodotti della terra fossero avvelenati. Ed era cibo che agli Ebrei non era consentito toccare».
TSUNAMI - La seconda eruzione, databile nel 1.450 aC, colpì invece l'isola di Yali. Qui la teoria, un po' più confusa, afferma che le spaventose onde sismiche provocarono una serie di tsunami che raggiunsero addirittura il Mar Rosso: così si spiegherebbero le onde improvvise che sommersero l'esercito del Faraone, mandato all'inseguimento del popolo in cammino. «Trattare in modo scientifico l'Esodo sta diventando una disciplina», dice il professor Benny Shanon, che all'Università ebraica di Gerusalemme insegna psicologia cognitiva e l'anno scorso fece scalpore con una sua teoria sulle Tavole della legge: «La Bibbia racconta che gli Ebrei sentirono una voce dal cielo, videro luci e montagne fumanti, mentre Mosè riceveva i Dieci comandamenti. La mia idea, in realtà, è che si sia trattato di un'esperienza di droga collettiva. Nel Negev e nel Sinai ci sono piante, famiglia delle acacie, che i beduini usano ancora oggi. Hanno le stesse proprietà allucinogene dell'ayahuasca, diluita in pozioni anche dagli indios dell'Amazzonia, e provocano proprio quegli effetti: bagliori, suoni assordanti, visioni oniriche...». Quando Shanon pubblicò la sua teoria, l'indignazione degli ultraortodossi esplose come un vulcano. La geologa Siversten lo sa e prende le distanze, prudente: «Sono d'accordo che non si potrà mai sapere con assoluta certezza che cosa accadde, a quei tempi. Ma io mi baso su fatti accaduti, come le eruzioni. E sono convinta che le mie ipotesi spieghino molto meglio di altre».
(Fonte: La porta del tempo)
Delle piaghe d'Egitto, ogni tanto se ne riparla e si fanno ipotesi varie. Altre ipotesi sulla vicenda sono state ricostruite da due ricercatori americani: John Marr, capo epidemiologo della città di New York, e Curtis Malloy, già un pò di anni fa.
Se ne parla qui: http://anticoegitto.virtuale.org/curiosita.html. Che dire? Sono senz'altro risultati basati su studi seri, su cui riflettere e farsi un'idea propria. Giustamente la Siversten è prudente e afferma che non sappiamo nulla con assoluta certezza. Saluti Salvatore
Il problema e' che un evento cosi' catastrofico non avrebbe soltanto investito l'Egitto, ma anche i popoli limitrofi, e non mi sembra che altre tradizioni ne facciano cenno... correggetemi se sbaglio....
ps. avete mai visto le foto, scattate al largo di Nuweiba, ritraenti delle ruote di carro egiziane?
Io credo che i racconti della Bibbia vanno presi per quelli che sono, racconti di fede!e non sono assolutamente testi storici, anche se si dichiarano come tali per affermare la loro verità!probabilmente ci fu qualcosa in Egitto e sicuramente il popolo ebreo riusci a liberarsi dalla schiavitù!ma giustamente ci vogliono le prove per poter essere certi o anche solo per prendere in considerazione l'idea delle piaghe!per quanto ne sappiamo dio non ha oscurato il sole per miracolo ma può darsi che ci fu una semplice eclissi!
Concordo con Nefertari. Gli eventi raccontati dalla Bibbia (che, però, sono entrati nell'immaginario collettivo, religioso o non) sono verosimilmente deformazioni di eventi naturali, mirate a persuadere i fedeli della potenza di Dio. Il fedele, infatti, non crede se non vede o tocca eventi straordinari, al di là delle possibilità umane. Mi sovviene la novella del "Decameron", "Frate Cipolla", che narra la storia di un fratacchione del monastero di S. Antonio (specializzato nella produzione di reliquie false), che sostiene davanti alla folla credulona di possedere una penna dell'arcangelo Gabriele. Alcuni giovani industriosi sostituiscono la penna con dei carboni e frate Cipolla, davanti alla folla osannante e in attesa, estrae i carboni e...miracolo!, spaccia i carboni per quelli su cui fu arrostito S. Lorenzo. Con ciò voglio asserire (e prima di me il grandissimo Boccaccio, davanti a cui mi prosterno) che il popolino non crede se non vede cose tangibili o ascolta di eventi straordinari da attribuire senz'altro alla potenza divina.
La vera fede non ha bisogno di dimostrazione. Non sarebbe fede.
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