Gilberto Sozzani
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| 19 feb 2009 10.27 |
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Waenra segnala questo articolo di particolare interesse: pare che la ricostruzione attuale sia errata e questo porterebbe ad una revisione delle datazioni delle Dinastie, a nuovi nomi di Faraoni, ecc.
Trovati nei sotterranei dell'Egizio di Torino i frammenti mancanti del "Papiro Reale": sovrani sconosciuti e una storia da riscrivere . Un papiro di tremila anni fa, due inviati del British Museum, una riunione concitata di esperti durata un paio di giorni al Museo Egizio di Torino, per individuare i pezzi mancanti di un puzzle storico. E alla fine la soluzione, trovata molto più vicino di quanto non si pensasse: era da anni dimenticata nei sotterranei dell‚edificio.
Sembra davvero un affascinante giallo archeologico la scoperta fatta sul «Canone Reale», il più importante documento che elenca le dinastie egizie: tutti gli indizi raccolti ci portano a pensare che i pezzi del reperto sono fuori posto, la cronologia è in buona parte sbagliata e all‚elenco che conosciamo potremo aggiungere nomi di faraoni mai sentiti prima.
Il direttore del British Museum, Nial Mac Gregor, aveva annunciato la scorsa estate, durante un ricevimento all‚Ambasciata italiana di Londra, di voler mettere a disposizione i suoi migliori esperti per il restauro del più importante documento conservato al Museo Egizio torinese. Conosciuto anche come il «Papiro di Torino», il reperto è talmente malridotto da risultare davvero poco interessante per i visitatori, che passano rapidamente oltre. Ma è così rilevante per la storia egizia che tutti i principali studiosi, da Champollion a Lepsius, da Ibscher a Gardiner, hanno trascorso giorni al museo di Torino per cercare di venirne a capo.
Se Bernardino Drovetti fosse stato un poco più attento quando lo scoprì intatto a Tebe nel 1822, ora gli studiosi dell‚antico Egitto non avrebbero tutti questi problemi. Ma il diplomatico piemontese gettò irresponsabilmente il papiro in un baule assieme a tutti gli altri, e quando disfece i bagagli a Torino il documento era ridotto a un penoso cumulo di frammenti. Ci è voluto più di un secolo per rimetterli insieme in un ordine che sembrasse sensato e quella che vediamo adesso è la ricostruzione fatta dall‚egittologo Giulio Farina, che sigillò i resti del documento tra due lastre di vetro nel 1938. Finora, nessuno aveva osato mettere in discussione il riposizionamento dei frammenti e la cronologia dei faraoni e delle dinastie che ne risultava. Ma quando l‚inviato del British Museum Richard Parkinson, accompagnato dalla collega Bridget Leach (una delle tre persone al mondo che sa restaurare un papiro) è arrivato lunedì scorso a Torino, ha posto la domanda che ha cambiato tutto: «Potete farmi vedere i frammenti mancanti?». Intorno al tavolo della sala riunioni del Museo Egizio molti non hanno nascosto il loro stupore: se era evidente a tutti che molti frammenti mancavano, nessuno pensava che fossero stati conservati e che fosse ancora possibile trovarli da qualche parte.
È stato sfogliando il volume Royal Canon of Turin, scritto da Alan Henderson Gardiner nel 1959 per l‚Oxford Griffith Institute e custodito nella biblioteca del museo, che si è trovata una prima conferma dell‚esistenza dei pezzi mancanti del puzzle: alla Tavola IX, lo studioso inglese aveva minuziosamente riprodotto alcuni frammenti che non erano stati inseriti da Farina nella ricostruzione finale, forse perché non combaciavano con i vicini. Gardiner è stato uno dei più eminenti egittologi del XX secolo. Non era simpatico a Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon («Più lo conosco e meno mi piace»), ma sapeva il fatto suo e la grammatica egizia che scrisse è ancora indispensabile a chi vuole imparare i geroglifici.
Dopo ore di discussioni è stata Elvira D‚Amicone, egittologa del ministero, ad avere l‚intuizione giusta: se il papiro era arrivato in frammenti al museo, le parti mancanti non dovevano essere troppo lontane. Forse bisognava cercarle nei sotterranei, in quel misterioso magazzino che custodisce abbastanza reperti da allestirci un altro museo, il giorno che ci saranno i soldi per occuparsene seriamente. E infatti erano lì, dimenticati da più di mezzo secolo in un armadio: una mano pietosa ne aveva persino inseriti alcuni tra due lastre di vetro, perché si conservassero senza danni. Ma prima di studiarli c‚era un altro ostacolo da superare. Secondo la legge, ogni reperto non appartiene al museo che lo custodisce, ma allo Stato italiano e niente si sposta senza un timbro e una autorizzazione. Informata dell‚importanza della scoperta, la sovrintendente alle Antichità Giovanna Maria Bacci ha però subito concesso tutti i visti necessari ad un primo esame.
Ieri mattina il «Papiro di Torino» era su un tavolo del laboratorio all‚ultimo piano del museo, di fianco a una mummia in attesa di restauri, e il professor Parkinson lo guardava come ne fosse innamorato. «Grazie a questa scoperta - spiegava - possiamo dire che la ricostruzione fatta da Farina è sbagliata. I pezzi andranno ricollocati in un modo diverso, utilizzando anche le tecnologie delle quali disponiamo a Londra. Siamo in grado di fare un lavoro migliore di quello che era possibile più di 70 anni fa». Bridget Leach osserva le fibre con occhiali dotati di lenti di ingrandimento e già immagina gli interventi da fare: «Il papiro è stato restaurato nell‚antichità. Vede questi fili di seta? C‚è colla di origine animale, che può fare molti danni». Eleni Vassilika, la direttrice del museo, è raggiante: «È una scoperta importantissima. È possibile che si debbano rivedere le date delle dinastie e aggiungere nomi di faraoni». Se ci saranno tutte le autorizzazioni, se nessuno si opporrà, se non nasceranno polemiche, il papiro dovrà ora essere portato a Londra, dove resterà per mesi. Al suo ritorno sarà completamente diverso. E bisognerà riscrivere molti libri di storia egizia.
Un documento storico finito in mille pezzi
Il «Papiro di Torino» è uno dei pochi documenti esistenti che elencano le dinastie dei faraoni egizi e ha una rilevante importanza storica. È stato scritto durante il regno di Ramesse II (1297-1213 a. C.) sul retro di un papiro già usato. Ritrovato intatto a Tebe da Bernardino Drovetti all‚inizio dell‚800, si è frammentato in centinaia di pezzi durante il trasporto in Italia ed è stato faticosamente ricostruito solo in parte.
L‚elenco dei faraoni coincide parzialmente con analoghe liste di sovrani, come quella scritta dallo storico Manetone in epoca ellenistica o quelle rinvenute ad Abydos o a Saqqara. L‚importanza del papiro custodito al Museo Egizio di Torino risiede però nel modo neutrale con il quale le dinastie sono riportate. A differenza degli altri elenchi, questo non è stato fatto per celebrare un particolare faraone rispetto agli altri, ma riporta i nomi di tutti i sovrani, anche di quelli poco importanti o considerati «usurpatori».
(Fonte: La Stampa) |
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Tozzi Michela
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| 25 feb 2009 10.34 |
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E' davvero un notizione....speriamo di saperne presto qualcosa in più! Mikela |
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franca longagnani
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| 25 feb 2009 11.20 |
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Certo che il museo egizio di Torino non fa proprio un figurone! |
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Tozzi Michela
 Basic Member
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| 25 feb 2009 11.23 |
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Posted By waenra on 25 feb 2009 12.20
Certo che il museo egizio di Torino non fa proprio un figurone!
Eheheheeh...bisognava aspettare l'arrivo del team inglese
Sono molto curiosa riguardo a questi nomi di faraoni mai sentiti prima...che bello sarebbe poter mettere un pò di ordine in alcuni periodi particolarmente caotici...
Mikela
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Annamaria Zizza
 Advanced Member
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| 25 feb 2009 01.57 |
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"Certo che il museo egizio di Torino non fa proprio un figurone!" Con un sovrintendente come Elkann che pretendi? |
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Gilberto Sozzani
 Veteran Member
 Posts:2564

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| 25 feb 2009 03.57 |
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Carissima, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Nel caso specifico, Elkann non c’entra per niente. Il papiro si frammentò quando Dovetti lo portò (malamente) a Torino. Poi cercarono di ricostruirlo prima Champollion, poi Syffarth ed infine Gardiner e quindi, evidentemente, l’accantonamento e/o lo smarrimento dei frammenti ora ritrovati e ricomposti risale a qualche annetto prima dell’avvento della sovraintendenza di Elkann. Anzi, il fatto che solo oggi si sia arrivati a questo risultato direi che va a suo onore.
Scusa, ma trovo quindi il tuo commento/battuta decisamente ingiustificato!

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Annamaria Zizza
 Advanced Member
 Posts:758

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| 25 feb 2009 08.47 |
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Bene, che si trattasse di una battuta è evidente, ma per me il sovrintendente non dovrebbe sovrintendere (scusa il gioco di parole) soltanto all'organizzazione del museo e alla sua fruibilità (senza feluche e zucche di Halloween, s'il vous plait!). Dovrebbe, forse in un paese che non sia l'Italia, curare anche lo stato dei reperti, il perché del loro accantonamento, del loro smarrimento e porvi rimedio. Vogliamo dire che i reperti presenti negli scantinati del museo egizio servirebbero ad "arredare" almeno 1 o 2 musei egizi di buon livello? Dobbiamo permettere agli inglesi di darci lezioni? Il fatto che Elkann sia sovrintendente da poco significa per me assai poco. E' suo preciso compito risolvere i problemi, anche storici, del museo. Il problema è un altro (scusa la frase fatta): che ci fa Elkann in quel posto, quando dovrebbe starci un tecnico? |
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Salvatore Di Peri
 Veteran Member
 Posts:1209

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| 26 feb 2009 08.21 |
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""""Dobbiamo permettere agli inglesi di darci lezioni?""""" Secondo me, questo è il punto. E aggiusto la mira. Nessuno penso sia in grado di darci lezioni, ma è soltanto pigrizia mentale e, purtroppo, incarichi e cariche strettamente politiche. Un vero tecnico/egittologo/egittofilo/ per prima cosa avrebbe dato un'occhiata a....quello che non si vede. O almeno io avrei fatto così. Penso che TUTTI voi, appassionati veri, promossi ad un incarico del genere avrebbero voluto dare, fra le primissime cose, una bella occhiata ai sotterranei; immagini trovare qualcosa di inedito? Infatti..... Saluti Salvatore |
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Gilberto Sozzani
 Veteran Member
 Posts:2564

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| 26 feb 2009 09.30 |
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Ma davvero pensate che un Sovraintendente di un Museo di fresca nomina (a parte il personaggio Elkann che voleva mettere delle feluche nel fiume e gli aspetti politici coinvolti ) possa essere a conoscenza in prima persona e tout court di tutto quanto giace più o meno nascosto nei meandri dei sotterranei di un Museo pluricentenario (British e Cairo compresi)?
Per prima cosa, ci vorrebbe una seria e completa catalogazione di tutto quanto c'è, come sta cercando di fare Hawass al Cairo in vista del nuovo Museo e le sorprese ci sono già state e chissà cos'altro salterà fuori. Comunque, è un'impresa ciclopica che non si fa dall'oggi al domani!
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Annamaria Zizza
 Advanced Member
 Posts:758

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| 26 feb 2009 01.25 |
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"Ma davvero pensate che un Sovraintendente di un Museo di fresca nomina (a parte il personaggio Elkann che voleva mettere delle feluche nel fiume e gli aspetti politici coinvolti ) possa essere a conoscenza in prima persona e tout court di tutto quanto giace più o meno nascosto nei meandri dei sotterranei di un Museo pluricentenario (British e Cairo compresi)?"
Scusa, Gilberto, ma io parlavo di Elkann, non di un sovrintendente di fresca nomina la cui elezione sia frutto di competenze ben precise. Non so quanti paesi seri esistano nel mondo più lottizzati dell'Italia. Che vogliamo fare? Continuare con l'andazzo generale, premiando i manager a prescindere dai risultati che ottengono? perché questo è quello che succede in Italia. Finché incompetenti come Elkann e la Gelmini saranno ai vertici di settori delicati come quelli culturali non otterremo niente, se non di farci dare lezioni dal primo pinco pallino di passaggio. Avete sentito l'ultima sparata del "grande" scrittore Baricco? Sostiene che i teatri lirici e di prosa non debbano essere finanziati dallo stato, ma dai privati. Immaginate quello che succederebbe se ciò accadesse? La cultura, già penalizzata in un paese in cui il massimo della cultura è Superquark in versione settimanale, non sarebbe più fruibile dall'impiegato statale come me, ma dal riccastro di turno sulle cui competenze...ebbene, stendo un velo pietoso. Servono tecnici, Gilberto, persone esperte del settore, non espressioni del potere politico di turno.
Se sono andata off topic, chiedo scusa. |
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Nicola
 New Member
 Posts:17

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| 26 feb 2009 02.45 |
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""""Dobbiamo permettere agli inglesi di darci lezioni?""""" Io direiì di sì. Anzi, li imploro di venire a conquistarci. A darci qualche lezione. E anche in tante altre cose: nella politica, nel senso civico, nell'educazione, nel rispetto e nell'onestà. L'Italia è un paese meraviglioso, ma è fondamentalmente un paese di cialtroni. I nostri musei, le poste, ogni ufficio pubblico e lo stato pietoso delle nostre strade ne sono un'inconfutabile conferma. |
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Gilberto Sozzani
 Veteran Member
 Posts:2564

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| 26 feb 2009 03.31 |
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Credo proprio che siamo andati un po' fuori topic, comunque
Per asterian:Più che di cialtroni, direi di "furbetti". Attenzione però, non tutta l'erba del vicino è sempre più verde, anzi!!!
Per Sit: In linea di massima, potrei anche essere d'accordo, ma, nel caso specifico ripeto, non mi pare si possa addebitare a Elkann alcunché. |
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Tozzi Michela
 Basic Member
 Posts:370

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| 26 feb 2009 03.34 |
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Tornando "a bomba", pensate se fra i frammenti ritrovati ci fossero i nomi di regnanti non segnalati altrove perchè vittime di damnatio memoriae...sarebbe una ulteriore conferma dell'importanza fondamentale di questo papiro... Mi sembra di aver capito dall'articolo che le istituzioni italiane sono molto propense a collaborare con gli inglesi che paiono avere più mezzi di noi per il restauro del reperto. Questo tutto sommato mi sembra un aspetto molto positivo! Mikela |
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Gianluca Cerrina
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 Posts:11

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| 27 feb 2009 10.49 |
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Ho trovato il vostro dibattito sulla notizia del ''papiro regio'' molto interessante, e se mi permettete anch'io sono dell' idea che Elkann e il suo staff, hanno poca colpa, sull' omissione dei reperti, anzi mi sembra che da quando c'è questa nuova gestione si stia smuovendo finalmente qualcosa e come x il museo del cairo ci sia da sperare in una riqualificazione del museo stesso e dei sui reperti, sia per quelli esposti che quelli nello scantinato. Io tutte le voltre che entro nel museo di torino soffro a vedere i reperti intatti della tomba di Kà sacrificati e mal esposti se mi permettete in quello ''sgabuzzino'' di stanza....ma anche questo non è certo colpa di Elkann ma al massimo a da imputare ai sui predecessori.
Mi auguro vivamente che le promesse fatte di riqualificare il museo x dare nuova vita espositiva a tutti i reperti sia mantenuta, poi sono d' accordo sul fatto che siamo in italia.......il sogno è avere un museo con i requisiti del British, e un segnale positivo io lo vedo già dalla ottima riqualificazione dello statuario che in un primo momento sembrava dovesse durare solo per il periodo delle olimpiadi, e invece il buon senso lo ha lasciato permanente.
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Stefy
 Veteran Member
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| 27 feb 2009 02.17 |
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Sìsìsì Sal!!!! Anch'io mi sarei fiondata nei sotterranei a cercare...e comunque mi sembra assurdo che chiunque sia andato finora a curiosare nel magazzino del museo non si sia chiesto "chissà che frammenti di papiro sono questi" chiusi nell'armadio ?????... e guardandoli non abbia in essi riconosciuto qualche affinità col papiro esposto nelle sale...mah???
S. |
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