Giorno 3 – Lunedi 2 Novembre
L’amico Aziz ci raggiunge mentre stiamo finendo una colazione frugale in hotel, sono quasi le
8 e la barca ci attende sulla corniche per portarci all’isola di Elefantina. Saremmo dovuti partire alle 4 con il primo convoglio per Abu Simbel, ma il ritardo del treno il giorno prima ci ha costretti a posticipare la visita all’antica Abu: partiremo col convoglio delle 11. In un quarto d’ora circa raggiungiamo l’isola, siamo i primi visitatori della giornata e la cassa della biglietteria non ha neppure il resto da darci per l’acquisto dei biglietti: ce lo mette la cassiera di tasca sua, ma siamo convinti che lo recupererà presto. Entriamo subito nella zona archeologica e iniziamo il giro dall’estremità meridionale dell’isola: i primi monumenti che ci troviamo di fronte sono i resti delle case di epoca romana. Purtroppo la maggior parte dei monumenti ad Elefantina è andata distrutta anche se c’è davvero un gran lavoro di ricostruzione in corso. Di fianco alle case romane c’è l’accesso alla struttura più grande dell’isola, il Tempio del dio Khnum, databile fra il Nuovo Regno e l’Epoca Romana, come testimoniano i numerosissimi resti di muri, architravi e colonne disposti attorno al tempio. Fa ancora una certa impressione l’ingresso in granito costruito da Alessandro Magno, che è anche l’unica parte del tempio rimasta intatta: i cartigli del sovrano macedone sono ancora ben leggibili sul monumento. Dietro questo portale ci sono moltissimi resti i
n parte già riordinati dai lavori in corso. Percorrendo un marciapiede restaurato giungiamo nella zona sud-occidentale dove – vicino al porto – sono stati scoperti i resti di un palazzo del Primo Periodo Intermedio con annessa una grande panetteria forse ancora più antica del palazzo. Da qui raggiungiamo l’altra importante struttura dell’isola, il piccolo Tempio della dea Satis, posto poco più a nord di quello di Khnum e risalente ai regni di Hatshepsut e Thutmosi III. È in gran parte ricostruito, ma il lavoro fatto dell’Istituto Archeologico Tedesco è davvero notevole: molto interessanti le parti di rilievi ridisegnate che completano la ricostruzione e danno il senso totale della decorazione originale. Prima di lasciare l’isola andiamo a visitare un’altra struttura interessante, il Nilometro, situato nella parte sud-orientale dell’isola: siamo scesi per i 90 gradini che conducono quasi al livello del fiume. Per questioni di tempo non riusciamo a vedere il museo all’ingresso dell’isola, recentemente ampliato e che contiene reperti risalenti fino al Periodo Predinastico.
Torniamo sulla barca a motore che ci riporta sulla riva orientale, l’amico Aziz ci attende con il pullmino che ci porterà al punto di
partenza del secondo convoglio per Abu Simbel. Ci fermiamo in un negozietto per acquistare snack, bibite e un po’ di frutta: si parte dopo le 11 e il viaggio dura circa 3 ore, quindi dobbiamo pranzare a bordo. Con una discreta puntualità il convoglio di pullman, pullmini e mezzi privati si mette in moto e pochi chilometri dopo Aswan la sottile striscia verde di vegetazione sparisce quasi del tutto: i colori chiari del deserto sabbioso e roccioso ci accompagneranno per le prossime 3 ore, interrotti di tanto in tanto da qualche miraggio. Arriviamo ad Abu Simbel verso le 14 e il pullmino ci lascia all’inizio del lungo viale che conduce all’ingresso del sito archeologico: Aziz deve ritornare ad Aswan per le solite peripezie burocratiche imposte dalla polizia, lo rivedremo la mattina successiva quando lasceremo Abu Simbel. Acquistiamo i biglietti, superiamo i metal-detector e imbocchiamo il vialetto che conduce ai monumenti. Sulla destra lo spettacolo del Lago Nasser, una distesa d’acqua impressionante che invita davvero a un bel tuffo con il caldo delle prime ore pomeridiane. A sinistra la montagna artificiale che a ogni passo scopre una parte sempre più grande della facciata monumentale del Grande Tempio di Ramesse II. E finalmente arriviamo davanti ai quattro colossi. Che impressione! Sono già nella fascia d’ombra perché il sole pomeridiano è quasi dietro la
montagna, ma la loro maestosità lascia comunque senza parole. Restiamo a distanza alcuni minuti ammirando il monumento nella sua interezza e snocciolando informazioni storiche e culturali su quest’opera, poi ci avviciniamo per osservare i rilievi incisi sui basamenti dei colossi e ci sentiamo minuscoli come i prigionieri raffigurati lì, sotto i piedi di Sua Maestà. Rimaniamo un tantino delusi per via delle recinzioni che ci impediscono di avvicinarci all’estremità meridionale del monumento, dove è posta la Stele del Matrimonio: il reperto è piuttosto rovinato e l’osservazione a distanza non ci soddisfa, peccato. Nel varcare la soglia d’ingresso al tempio veniamo catechizzati dai custodi: silenzio e niente foto né video! E non scherzavano affatto, giravano come sentinelle durante una ronda, pronte a cogliere sul fatto chiunque non rispettasse il divieto. Per non dare troppo nell’occhio abbiamo deciso di dividere in due il piccolo gruppo, e in questo modo – con la voce più bassa di quella che tiene il sacerdote nel confessionale – ho illustrato a turno ai compagni di viaggio gli splendidi rilievi della battaglia di Qadesh, le scene religiose di Ramesse abbracciato dagli dèi, e il suggestivo santuario centrale con il famoso gruppo statuario che raffigura il sovrano seduto di fianco a Ptah, Amon-Ra e Ra-Hor
akhty.
Ripercorriamo la navata centrale sfilando davanti agli otto pilastri osiriaci e usciamo dal Grande Tempio per andare a visitare il Piccolo Tempio di Hathor, poco più a nord di quello di Ramesse. Memori dell’esperienza appena fatta, cerchiamo di evitare la catechesi del custode osservando il monumento a distanza, parlando anche di quello che si vedrà all’interno. Il particolare che salta subito all’occhio è la parità di dimensione fra le statue della regina Nefertari e quelle di Ramesse II, una decina di metri di maestosità. Non passano inosservate anche le statue delle due principesse Henuttaui e Meritamon, di dimensioni maggiori rispetto a quelle dei quattro principi, e ciò potrebbe essere una conferm
a della dedicazione femminile del tempio. Purtroppo non sono stato abbastanza abile nel far sembrare la mia spiegazione una tranquilla chiacchierata fra amici, e nel varcare la soglia d’ingresso del tempio il custode mi afferra una mano passandosi l’altra sulla bocca: il messaggio è chiaro, “all’interno non devi parlare”. La sala ipostila ricorda molto quella del Grande Tempio anche se in scala ridotta, e i pilastri hathorici sostituiscono quelli osiriaci di Ramesse II. A parte le scene tradizionali del sovrano nel suo ruolo di guerriero, le varie raffigurazioni della regina al cospetto delle divinità ci fanno percepire un’atmosfera molto soave e delicata. Osserviamo tutto in religioso (e obbligato) silenzio e restiamo all’interno un po’ più del previsto approfittando del poco afflusso di turisti. Al termine della visita, ci fermiamo a riposare su una panchina a nord del Piccolo Tempio e ammiriamo estasiati il panorama del Lago Nasser con i colori completamente cambiati rispetto al nostro arrivo qualche ora prima.
Lasciamo il sito archeologico di Abu Simbel e ci incamminiamo verso il villaggio dove è situato il piccolo albergo, una bella passeggiata di una mezzora abbondante durante la quale possiamo ammirare altri panorami sempre diversi per via del repentino cambio di luce del tardo pomeriggio. Decidiamo di stare fuori direttamente anticipando l’ora della cena. L’amico Aziz ci aveva detto che nel centro del villaggio c’erano alcuni ristoranti, ma – a una prima occhiata – ci sembrano un po’ troppo tipici, e così gironzoliamo per altre viuzze piene di piccoli bazar fino a quando sbuchiamo davanti a un ristorante con menu in inglese ben esposto. La scelta si rivela giusta e dopo una cenetta più che discreta ci incamminiamo verso l’hotel dove sorseggiamo qualcosa in terrazza prima di coricarci: inutile tirare tardi, la stanchezza si fa sentire ed è meglio recuperare le forze per la giornata successiva, la più avventurosa del viaggio.