Giorno 2 – Domenica 1 Novembre
Arriviamo ad Aswan alle 11 di mattina, con ben 3 ore di ritardo sull’orario previsto. Il motivo è dovuto ai lavori di sistemazione della linea ferroviaria a seguito del terribile incidente accaduto pochi giorni prima della nostra partenza. Fuori dalla stazione ci aspetta l’amico Aziz, il gigante buono di Aswan. Aziz ci accompagna all’hotel nei pressi della stazione e ragioniamo insieme su come riorganizzare la giornata: avevamo in programma la visita alle Tombe di Nobili e alle isole di Elefantina e di Sehel, ma il ritardo del treno ci costringe a posticipare una delle tre visite al giorno successivo. Decidiamo di visitare le Tombe dei Nobili e l’isola di Sehel, e di inserire la visita a Elefantina prima della partenza per Abu Simbel la mattina successiva.
Arrivati sulla splendida corniche, c’è una barca a motore che ci attende per portarci sull’altra sponda del fiume. La traversata dura pochi minuti, ma è un tempo sufficiente a farci calare nella vera atmosfera del viaggio. Il sole caldo del Tropico che passa sopra le nostre teste, il venticello che soffia verso sud, e il bellissimo contrasto di colori che possiamo ammirare dalla barca: le acque blu del Nilo, la sottilissima striscia di verde della riva occidentale, l’ocra delle colline sabbiose e il cielo azzurro senza nuvole. Approdiamo, compriamo i biglietti d’ingresso e iniziamo l’arrampicata verso le Tombe dei Nobili, scavate nel fianco del colle più alto, Qubbet el-Hawa, “Cupola dei Venti”, che prende il nome dalla tomba a cupola di un profeta musulmano posta sulla sua cima. Non c’era modo migliore per iniziare la visita se non
con una delle tombe meglio preservate di Aswan, quella di Sarenput II, “Sovrintendente dei Sacerdoti di Khnum” e “Comandante della Guarnigone di Elefantina”, risalente al regno di Amenemhat II (XII dinastia, 1900 a.C.). La camera a sei colonne e la galleria fiancheggiata da statue mummiformi del principe ci conducono alla cappella tagliata nella roccia dove possiamo ammir
are le splendide decorazioni e i testi biografici: i colori sono talmente vivaci che è difficile credere che abbiano quasi 4000 anni! Le due tombe successive che visitiamo sono quelle di Mekhu e Sabni, padre e figlio, entrambi “Governatori di Elefantina” e “Sovrintendenti dell’Alto Egitto” durante il regno di Pepi II (VI dinastia, 2200 a.C.). Queste due tombe non hanno lo stesso impatto estetico della precedente, sono costruite grezzamente nel tipico stile dell’Antico Regno e hanno due piccoli obelischi davanti alla porta d’ingresso. Ci spostiamo poi alla tomba di Herkhuf, “Sovrintendente delle Truppe Straniere” durante i regni di Pepi I, Merenra e Pepi II (VI dinastia, 2300-2200 a.C.). Proviamo a calarci nel lungo corridoio che porta alla cripta principale, ma si fa molta fatica per via delle dimensioni del cunicolo … Marcello è altissimo, non ci prova neanche! Ritornati nella sala principale, ci fermiamo a osservare le colonne su cui è incisa una copia della famosa lettera del re Pepi II che richiede ad Herkhuf di affrettarsi a portare al giovane re un nano danzante da una spedizione in Nubia. Concludiamo la visita alle Tombe dei Nobili con la visita all’ipogeo di Sarenput I, “Governatore di Elefantina” e “Sovrintendente dei Sacerdoti di Satis” durante il regno di Senusret I (XII dinastia). Molto bella la parte esterna, i muri del cortile colonnato decorati con scene del defunto che caccia e pesca con i suoi cani e il suo portatore di sandali.
Prima di scendere alla riva dove ci aspetta la barca a motore, ci fermiamo alcuni minuti ad ammirare e fotografare il panorama sul fiume e sulla città: lo stesso contrasto di colori che abbiamo visto dalla barca, ma da una prospettiva più elevata, e cerchiamo di immaginarcelo com’era 4000 anni fa, senza navi da crociera, palazzi di cemento, tralicci elettrici … chissà che spettacolo. Risaliamo sulla barca e iniziamo la lenta navigazione verso l’isola di Sehel. Ci si impiega una mezzoretta abbondante perché bisogna attraversare la Prima Cateratta ed è necessario procedere lentamente zigzagando fra gli enormi massi rocciosi, ma non ci accorgiamo affatto del t
empo che passa perché siamo tutti incantati dalla natura che abbiamo intorno: l’acqua del fiume è pulitissima, la vegetazione che ci circonda è molto rigogliosa e ci sono volatili di ogni tipo che si nascondo lì in mezzo. Ci spostiamo continuamente da un lato all’altro della barca, fotografiamo e filmiamo tutto quanto perché ci sembra davvero di attraversare un parco naturale. Posiamo il piede sull’isola di Sehel e siamo subito circondati da un gruppetto di bambini e giovincelli: “Viva Italia!”, “Forza Totti!” e il tipico benvenuto degli abitanti locali che si improvvisano tutti guide turistiche in attesa che esca qualche lira dalle nostre tasche. Camminiamo una decina di minuti e arriviamo al sito archeologico protetto da recinzioni di metallo dove sono conservate centinaia di invocazioni e preghiere incise sui massi: cerchiamo di convincere il guardiano che possiamo aggirarci da soli per il sito, ma non c’è niente da fare e dobbiamo portarcelo appresso. Iniziamo ad arrampicarci sulle colline e vediamo un gran numero di incisioni ben preservate con iscrizioni geroglifiche dedicate
a Khnum, Anukis e altre divinità, insieme a molti cartigli reali risalenti a diversi periodi, dal Medio Regno all’Epoca Tolemaica. Siamo sorpresi dalla quantità di iscrizioni che scopriamo, basti pensare che le due colline che dominano l’estremità sud-orientale dell’isola ne annoverano oltre 250! Mentre proseguiamo con l’arrampicata, un occhio va alle iscrizioni e l’altro alla splendida vista che si ha dalle colline sulla zona della Prima Cateratta, e lo spettacolo doveva essere ancora più bello un secolo fa quando le acque formavano delle rapide davvero insidiose per le imbarcazioni: ma le cose sono un po’ cambiate dopo la costruzione della Vecchia Diga di Aswan nel 1902. La meta finale della nostra arrampicata è ovviamente la famosa Stele della Carestia sulla cima della collina orientale, che è anche il punto più panoramico. L’iscrizione è incisa su un enorme masso di granito e – nonostante la storia sia ambientata durante il regno di Djoser (III dinastia) – la datazione risulta falsata perché il t
esto fu inciso in Epoca Tolemaica, come si evince dal vocabolario e dalla grammatica e dalla divinizzazione dell’architetto Imhotep. Concludiamo la visita e torniamo alla barca e a sorpresa il nostro traghettatore Mohamed ci invita per un tè nella sua casa che è proprio di fronte all’isola di Sehel. Accettiamo con piacere e passiamo una mezzoretta in sua compagnia sfogliando il suo album di nozze e guardando una videocassetta con i festeggiamenti del matrimonio: sarà un gesto di ospitalità tipico di quelle parti, chissà. Con il sole ormai quasi sparito dietro le colline occidentali di Aswan, navighiamo lentamente verso l’estremità nord della corniche da dove eravamo partiti a mezzogiorno, la luce è completamente diversa ma il fascino del panorama che ci sta attorno è sempre uguale. Torniamo in hotel a riassettarci e usciamo di nuovo per una deliziosa cena al ristorante Panorama, dopo la quale è sufficiente una passeggiata lungo il fiume per farci piombare addosso tutta la stanchezza della giornata. Rientriamo in hotel.