Che bei tempi che erano, gli anni 60 e 70, quando tutte le teorie erano accolte come ipotesi di lavoro e non c’erano ancora quei rompiscatole del Cicap a contrastarle. Si poteva sparare ogni genere di pensiero sull’archeologia misteriosa, anche le stupidaggini più estreme e c’era pure chi ti pubblicava il libro.
Si, sono un nostalgico, vorrei esserci stato in quei periodi, dove si viveva intensamente la “corsa allo spazio”, il paranormale era cosa di tutti i giorni e c’erano ufo dappertutto. Non le schifezze sfuggenti di oggi, che chiamano luci anomale, ma belle e solide astronavi alla George Adamsky. Non c’erano gli alieni cattivi che ti rapiscono per studiarti e impiantarti chissà cosa, chissà dove (mmh) o ti fanno gli agguati per spaventarti nascondendosi dietro ad un palo. Allora c’erano i dischi volanti che si trovavano nelle radure in mezzo al bosco. I loro occupanti, quasi sempre cordiali, ti accoglievano in modo benevolo comunicandoti telepaticamente messaggi di pace e di non violenza. Oggi nei boschi se non stai attento puoi trovare un Chupacabra rognoso che ti morde un polpaccio e magari la tua assicurazione non copre questo evento. I militari avevano le mani piene di rottami di dischi volanti caduti e non sapevano più dove metterli, oggi si occupano solo di complotti.
Che bei tempi quando la parola disco volante ti riempiva di mistero, avventura, gioia e anche un sottile timore per l’ignoto, solo pronunciandola, oggi si è persa l’abitudine. In quegli anni si guardava il cielo nella speranza di vederne uno, oggi solo per vedere una scia chimica. Che schifo.
Un tempo la parola UFO era sinonimo di astronave di provenienza extraterrestre con il ripieno di esseri alieni, oggi qualcuno pensa che siano inviate da Satana e siano piene di demoni. Che tristezza.
Ero molto piccolo e non vedevo l’ora di avere tra le mani l’Intrepido per leggere le Cronache del Mistero, mitica leggendaria rubrica a cura di Luciano Gianfranceschi. Una miriade di ipotesi di confine, fenomeni paranormali, guaritori Filippini, UFO in gran quantità e tutti gli argomenti con ipotesi alternative che spopolavano in quegli anni.
Dov’è finita la voglia di sognare? Eravamo tutti più ingenui, ma avevamo la capacità di sognare e ci si sentiva forse meglio di adesso.
Oggi viviamo d’incertezze, un tempo avevamo almeno una sicurezza, il nostro angelo custode, un alieno di nome Astar Sheran, che sembrava uscito da una puntata di Star Trek. Capo di una flotta di astronavi stanziate nel Sistema Solare, come Goldrake vegliava sul pianeta proteggendoci dai pericoli latenti. Gli alieni ci osservavano e potevamo contare su di loro in caso di qualche errore da parte nostra.
Le linee di Nazca erano solamente un antico spazioporto e nella preistoria qualcuno sparava ai bisonti Siberiani con armi da fuoco. Sulle rocce della Valcamonica erano incisi antichi astronauti e sul coperchio del sarcofago trovato in un tempio a Palenque era raffigurato un mezzo spaziale.
Oggi voglio proprio esagerare, ho preso la macchina del tempo e sono tornato negli anni 60 per assaporare quei momenti. Che bello! Mi viene la voglia di sparare qualche affermazione strepitosa e sensazionale. Me ne basta una in puro stile fantarcheologico.
Ho trovato le prove che nell’età del ferro esistevano i diffusori acustici!

Anche nel passato si poteva portare la musica ovunque, ma questa era “inviata” in modalità wireless direttamente dall’astronave. Un altro oggetto fuori dal tempo, un'altra evidenza che non si adatta ai rigidi e antiquati schemi della scienza attuale. Un altro tassello di un’antica tecnologia perduta.
Il dispositivo si teneva semplicemente in mano mediante un’impugnatura che nelle incisioni rupestri non si vede. Potendo fare dei confronti con i diffusori acustici attuali risulta evidente la maggior profondità di quelli antichi.

Questa diversità è dovuta alla necessità di integrare il ricetrasmettitore per ricevere i segnali. Le prove che propongo sono fin troppo chiare. La somiglianza è impressionante!

I due personaggi sono raffigurati in chiaro atteggiamento di danza.
Nessuno potrà dire qualcosa innanzi a prove di questo genere. Una scoperta archeologica sconcertante.
La musica? Un antico dono degli dei. Ma quali dei? Dei di provenienza aliena, ovviamente antichi astronauti.