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dic 11

Written by: Sit-Amun
11/12/2007 19:05

Quest'estate ho passato parte del mio tempo a leggere libri di storia. Non lo facevo da un po': ma devo ringraziare per questo il bibliotecario di un paesino vicino casa mia, che, dopo qualche scambio amichevole di idee, mi ha detto con aria di sfida: - Le piace la storia "diversa"? - Ho risposto subito di sì, sebbene in fondo fossi perplessa, e lui mi ha porto un libro strano, con un singolare apparato iconografico e palesemente (e fanaticamente) filoborbonico: si trattava de "Il massacro dei Savoia" di Antonio Ciano. Dopo un'introduzione descrittiva della questione meridionale nel tempo e una serie di strali virulenti sulla classe dirigente, anche attuale, l'autore raccontava la dibattuta storia del brigantaggio in Italia da un osservatorio del tutto particolare: quello borbonico e clericale. Gli "eroi" dell'unità d'Italia, da Garibaldi a Cavour a Vittorio Emanuele II, tacciati di massoneria (ma dimenticavo: oggi essere massone è una virtù, non un'offesa...) e del tutto dipendenti dall'Inghilterra di Gladstone, con cui l'annessione forzata del Regno delle Due Sicilie era stata decisa a tavolino e finanziata con i soldini delle logge, hanno annesso con una sorta di anschluss il regno delle due Sicilie, impadronendosi dei beni regi e dei capitali borbonici depositati in banca alla fuga del re, Francesco II, a Gaeta. A differenza, infatti, di Vittorio Emanuele III, che ( è noto) partì per Brindisi con vasellame d'argento e altro fuggendo come un cameriere colto in flagranza di reato (furto dei gioielli della Corona), abbandonando l'Italia e i suoi sudditi in maniera vergognosa, Francesco II non portò nulla con sé tranne i reliquiari d'argento, di pregio certamente, ma non certo assimilabili al patrimonio di ben altra consistenza su cui si posarono le manine dei conquistadores, che con il bilancio del Mezzogiorno tapparono le numerose falle del proprio. Il brigantaggio fu fenomeno, continua Ciano, eroico e guerrigliero: i cosiddetti briganti lottarono soltanto per Dio, il Re e la Patria, non per arricchirsi. Al centro del libro era presente un ricco apparato iconografico, con foto sconvolgenti di briganti ammazzati e di soldatini piemontesi con baionetta che posano ad eroi.
Fin qui il libro. Un po' turbata, ho continuato le mie letture: il secondo libro è stato "Maledetti Savoia", interessantissimo, ricco di retroscena sul periodo postunitario (scandalo delle Regie Tabaccherie, scandalo della Banca Romana, etc...), cui ha fatto seguito una monografia agile di Renato Monteleoni sui patrioti sfortunati (tipo Pisacane), mandati a morte dalla sciagurata "strategia" di Mazzini. Ho in cantiere due monografie di Denis Mac Smith: "Cavour" e "Mazzini".
Sono stata cresciuta in una famiglia in cui l'autorità non è una parola, ma si sostanzia in comportamenti sociali improntati al rispetto delle leggi e degli altri (e per questo oggi a volte mi sento un pesce fuor d'acqua...), e in cui la storia eroica d'Italia ha trovato conferma dei "sacri" testi dell'infanzia, nel sussidiario pieno di illustrazioni che raffiguravano Garibaldi con i capelli biondi al vento su un cavallo che corre verso un destino glorioso o Mazzini che guarda lontano, con la mano appoggiata alla fronte in atto pensieroso. Eroi, forse martiri: oggi ce ne sono tanti...(!) Poi i miei studi letterari mi hanno indirizzata ad una conoscenza della storia più problematica, ma ancora accademica: ricordo che a luglio, lo scorso mese, cioè, si è celebrato, sia pure senza grancasse, l'anniversario della nascita di Garibaldi e che pochissime poci, ovviamente autonomiste, si sono levate contro gli inni a perenne lode e memoria dell' eroe dei due mondi e solo per meri interessi politici e/o visibilità.
Non ho ancora elaborato un pensiero mio, ma sono"in cammino": non è mai troppo tardi per mettere in discussione certezze acquisite.

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