Quando ho cominciato a scrivere sul blog la mia intenzione era quella di limitarmi solo ad alcuni argomenti specifici. Volevo parlare principalmente di archeologia misteriosa e “cose limitrofe” che nel corso del tempo hanno catturato il mio interesse. Il blog si evolve come la vita delle persone e strada facendo sono entrato nel mio privato raccontando episodi certamente curiosi, ma questa volta non ho potuto fare a meno di entrare nel personale.
Negli ultimi mesi si è parlato molto di bullismo, devo proprio dire (in tono molto polemico) che era ora, qualcuno finalmente si è svegliato. Mi sembra impossibile che diverse volte per portare un argomento specifico agli occhi di tutti è necessario che qualcuno ci rimetta la vita o se la rovini, oppure succedano dei fatti di cronaca molto eclatanti. Ogni volta che penso a quello che mi è capitato a scuola, mi viene da sorridere perchè è ben poca cosa rispetto a molte storie che ho potuto sentire.
Questi fatti di cronaca mi hanno ricordato quanto può essere difficile entrare in classe ogni mattina, se qualcuno che studia nello stessa scuola o un tuo compagno di classe ti trasforma in un bersaglio. Parlo per esperienza, ci sono finito dentro il primo anno alle superiori. I primi tempi sono i più duri, sei un “pischellino” in mezzo a persone che non hai mai visto prima, lontano da casa. A tutto questo aggiungi dei rimbambiti che ti vedono come uno strumento di divertimento personale, solo perchè non hai la corporatura di un armadio.
Essere una persona tranquilla e decidere di vivere in modo tranquillo rispettando le altre persone non è sinonimo di essere un pupazzetto di pongo indifeso, parco giochi dell’intelligente di turno.
Purtroppo nell’immaginario collettivo chi sceglie una vita di questo tipo, deve essere per forza incapace di difendersi.
Nei primi giorni si è tutti nella stessa barca nessuno osa fare il galletto per paura di prendere quattro calci nel c… (tante volte fanno miracoli !). La fase successiva è quella della conoscenza reciproca, in questo momento l’intelligente sceglie le prede studiandole bene.
Il sottoscritto era uno dei candidati più promettenti. Si comincia con una battuta seguita da uno scherzo, ad esempio ti nascondono i libri. Mentre li cerchi prendi pure i nomi dagli insegnanti visto che a loro non interessa niente e giorno dopo giorno aumentando il dosaggio ti ritrovi a odiare le ore da trascorrere in classe.
Quando arrivi a questo stadio magari alcuni tuoi compagni di scuola si aggregano a questa spensierata attività ricreativa, che a volte può rivelarsi pericolosa.
Il primo giorno di scuola c’era stata la corsa per accaparrarsi i primi banchi davanti al prof., mi ero impegnato a fondo e avevo “conquistato” una delle postazioni più ambite (qui dipende molto dalle opinioni personali), quella con vista panoramica sulla cattedra. Due settimane dopo Ismaele mi chiede se poteva starci lui, vi lascio immaginare la mia risposta, ovviamente negativa. L’indomani lo trovo seduto al mio posto e la borsa gettata in mezzo alla classe. Non ho potuto dire niente e sono stato pure ripreso dal prof. di matematica, il buon Galli, manco a farlo apposta appena entrato in aula.
Galli assomigliava molto al tizio della reclame del prodotto “Ortofresco”, erano gli inizi degli anni ottanta. Attapirato sono andato a sedermi al posto dell’Ismaele in fondo negli ultimi banchi.
Queste postazioni erano di dominio dei Cremonesi, il Maffe, Zio Elica, il Ghiro e il Lego. Erano dei simpatici elementi ma facevano sempre della caciara e non si potevano ascoltare le lezioni.
Il mio attapiramento era in crescita, era il periodo dove sono stato preso di mira dal Guglielmo, che non la smetteva mai di tormentarmi, con il supporto logistico del Beretta.
In queste situazioni arrivi anche a pensare di ritirarti dalla scuola. Quando hai quindici anni molte cose ti sembrano più grosse di quello che sono in realtà. Ci sono giorni che preferiresti darti per ammalato, pur di non vederli. Provi a parlargli, cerchi di spiegargli in tutti i modi che è meglio smetterla, cerchi di evitarli, ma non puoi farlo per sempre. Sono i tuoi compagni di scuola e stanno in classe con te.
Gli altri tuoi compagni ridono e si divertono alle battute e agli scherzi dei prepotenti di turno, perché loro non sono al tuo posto. Vedi come un miraggio il fine settimana, perché sai che non c’è scuola. Ma al lunedì loro ci sono sempre e non si sono dimenticati di te.
Chi ci rimette sei sempre tu, la tua salute e la tua persona, in nessun caso loro.
A questo punto mi sono chiesto se era possibile proseguire su questa strada, continuare a subire e continuare a logorare la mia persona. In situazioni simili le risposte possibili non possono che essere due. O si sceglie di subire, sperando che la piantino, ma quando ? Mossa a mio parere grave perchè entriamo nel campo della pura fantascienza e delle illusioni, oppure in qualche modo si reagisce.
All’ennesima richiesta di smetterla, il Guglielmo è scoppiato a ridermi in faccia e allora le ha prese. Ha collezionato un assortimento di cazzotti. Posso affermare che “me le ha proprio tirate fuori”.
Beretta è rimasto immobile come una statua di gesso, senza dire una parola.
Il Guglielmo ha trascorso le due ore di lettere con la testa appoggiata al banco. Ho passato pure io un brutto pomeriggio, temendo di avergli fatto del male in modo serio.
Si è ripreso durante l’intervallo e assieme a Beretta sono venuti pure a chiedermi scusa.
La notizia si è diffusa per tutta la classe e l’indomani Ismaele mi ha chiesto se volevo il posto che mi aveva preso tre settimane prima. Motivando la sua uscita con il fatto che non gli piaceva più. Da quel momento nessuno ha più fatto il prepotente con me.
Trascorse alcune settimane abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e con il tempo siamo diventati tutti amici, anche col Guglielmo, il Beretta e l’Ismaele. Complice la durata della scuola, tutti i giorni dalle 8 del mattino alle 18. Andavamo a mangiare insieme e ci aiutavamo tutti, quando si presentava un problema spesso e volentieri diventava un problema comune.
La mia esperienza non è un invito a massacrare di botte chiunque ci crea dei problemi, ma una riflessione sulla necessità di non subire e non accettare soprusi e violenze da parte di nessuno.
Quando ripenso a questi fatti non rimango contento delle mie azioni, anche se pensando agli inizi degli anni ottanta quando questi episodi erano praticamente ignorati dai professori, te la dovevi cavare da solo.
Mi chiedo per quale motivo devo essere costretto ad utilizzare della violenza su di una persona, facendogli del male, per fargli capire di smetterla di fare lo stesso con me. In certe occasioni “sembrerebbe” l’unico linguaggio che la controparte riesca a capire.
Un circolo vizioso estremamente contorto e molto pericoloso.
Mi ricordo una discussione con un amico al tempo del servizio di leva, si parlava del cosiddetto nonnismo, dove in modo automatico affermava che “bisogna obbedire agli anziani perchè è una tradizione”. “È sempre stato così, tu subisci oggi e poi farai lo stesso con chi verrà dopo”. A parte il fatto che non ottengo la minima soddisfazione nel tormentare qualcuno, la discussione è finita con un mio: “ma vai a c….. “. Da quando fare del male alle persone è diventata una tradizione ?
Comunque sappiamo bene tutti che il nonnismo in caserma non è mai esistito (quante volte ho sentito in televisione simili “beceraggini”), anche se qualcuno ha finito il servizio di leva al cimitero per cause poco chiare o ha avuto dei “problemi” che si è trascinato dietro per tutta la vita.
Magari anche questa volta la colpa è attribuibile ad oscure presenze aliene, tanto oramai sembra che siano dappertutto e sono pure invisibili, come le umiliazioni, il dolore e le violenze che appartengono a tante storie mai raccontate, ma non per questo mai accadute.