Questo sovrano della XVIII dinastia, salito al trono come Amenhotep IV nel 1353
a.C., è uno dei personaggi più rivoluzionari dell'intera storia egizia: dopo
cinque anni di regno stravolge la religione proclamando l'esistenza di un unico
dio, Aton (o Aten), che rappresenta il sole e ingloba le attribuzioni di tutte
le divinità adorate fino a quel momento, cambia il proprio nome in Akhenaton e
trasferisce la sede del potere da Tebe alla nuova capitale
Akhetaton
(o Akhetaten, "Orizzonte di Aton"), nel sito oggi convenzionalmente
noto come
TELL-EL-AMARNA, dal nome della tribù dei Beni Amran
qui insediatasi. Non solo: la sua rivoluzione coinvolge anche l'arte, tanto è
vero che le opere del suo periodo raffigurano le persone con grande realismo -
senza dissimularne i difetti - in contrasto alla perfezione idealizzata con cui
erano ritratte in precedenza. Lo riscontreremo nei dipinti delle tombe che
visiteremo oggi, com'è del resto anche per la sua statua (tutt'altro che
conforme a canoni estetici "classici") esposta al Museo del Cairo. Dopo la sua
morte (1336 a.C.), saranno in pochi anni ristabiliti gli antichi culti e
distrutto tutto quanto potesse ricordarlo, come a cancellare velocemente le
tracce di un'eresia da dimenticare al più presto.
Lasciata El-Minya,
dirigiamo anche oggi in direzione sud lungo la strada sulla riva ovest del Nilo.
Toccata dopo 40 km. Mallawi (vi faremo sosta al ritorno per visitarne
l'interessante Museo), dopo altri 10 giungiamo all'attracco del ferry (termine
pomposo, chiamiamolo una chiatta a motore…) che porta sulla sponda opposta al
villaggio di
El-Till. A bordo godiamo di begli scorci della
vita lungo il fiume e abbiamo un breve contatto con la realtà locale, sotto
forma dei camioncini scassati e dei carretti che trasbordano i loro carichi di
canne da zucchero, ortaggi e mercanzie varie; in barba alla scorta armata (non
possono certo scaraventarle fuori bordo!) si intrufolano anche alcune bambine,
che rendiamo felici acquistando di buon grado per pochi soldi dei cestini di
vimini intrecciato.
Il primo sito di visita (ingresso 16 LE) è proprio la
tomba reale di Akhenaton che, trovandosi in una valletta
laterale del
Wadi Abu Hasa el-Bahri, è stata soggetta nel corso
della storia ad inondazioni; da qualche anno è stata messa in sicurezza con
opere di muratura sui lati del wadi e facilitata la strada di accesso, un tempo
problematica.
L'ingresso della tomba è orientato a est, presumibilmente allo
scopo di ricevere i primi raggi e l'energia del sole mattutino (non
dimentichiamo che proprio il Sole - Aton - era la divinità suprema dell'"eresia"
amarniana). Il complesso, raggiunto tramite una larga scala in discesa,
comprende vari vani ipogei destinati nelle intenzioni alle sepolture del Faraone
e dei familiari quali la figlia Meketaten, la madre Tiye e la moglie Nefertiti.
Rimane poco delle decorazioni murali, costituite per lo più da scene di offerte
della famiglia reale ad Aton: notiamo che, a differenza delle rappresentazioni
precedenti in cui le figure umane e divine sono in piedi fronteggiandosi sullo
stesso piano, il dio - in forma di disco solare radiante - è qui sempre sopra il
Faraone che lo venera rivolgendosi in alto. E' tuttora controverso se Akhenaton
e i suoi familiari vi siano realmente stati sepolti; di certo, quando la tomba
fu scoperta nel 1880, era molto danneggiata e quasi del tutto depredata. Dai
frammenti dei sarcofagi e dei canopi ivi rinvenuti e oggi al Museo del Cairo, si
può però ragionevolmente supporre che il sovrano sia realmente stato sepolto
qui, anche se mai è stata rinvenuta traccia del corpo.
Lasciato il sito,
ripercorriamo a ritroso il wadi, per fare sosta presso il suo imbocco alla
stele U. E' questa, insieme alla A vista ieri a Thuna el-Gebel,
la più facilmente accessibile delle 14 scolpite a delimitare i confini del
territorio di Akhetaton: raggiunta con una breve passeggiata fino alla base di
una falesia rocciosa, è un'iscrizione alta oltre sette metri, sotto la quale si
scorgono i resti di statue della famiglia reale intagliate nella roccia; essendo
questa piuttosto tenera, il tutto è purtroppo deteriorato da millenni di
intemperie.
Una peculiarità dell'area amarniana è costituita dalle tombe
nella roccia, cui si accede - un po' come quelle di Beni Hasan - tramite una
scalinata, dalla cui sommità si gode di un vasto panorama dell'area dell'antica
Akhetaton. Le tombe sono in tutto 25, suddivise in due gruppi: sei
settentrionali e diciannove meridionali (ingresso 20 LE). I rilievi interni sono
di grande importanza artistica per lo stile innovativo, fatto di linee più
morbide suggerite dalle posizioni meno schematiche delle figure: piuttosto che
il defunto in relazione all'aldilà, le scene privilegiano l'aspetto terreno
della vita del Faraone, che vediamo intento alle attività quotidiane, quali
mangiare, bere, giocare con i figli. La colorazione spesso ben conservata
aggiunge ulteriore vivacità alle scene. Caratteristica comune delle tombe è che
la maggior parte sono incompiute, evidentemente a causa della brevità del
periodo amarniano e della volontà di non lasciarne traccia dopo la morte
dell'"eretico".
Del settore settentrionale, sono attualmente aperte alla
visita le tre seguenti, quelle di:
-
Huye, sovrintendente
dell'Harem reale. Le decorazioni raffigurano, tra l'altro, la coppia reale a un
banchetto con in mano un calice di vino e un'anatra arrosto, Akhenaton che
accompagna la madre Tiye a un tempio solare a lei dedicato, il Faraone su una
lettiga mentre riceve delegazioni straniere.
-
Meryre II,
scriba reale e sovrintendente dell'Harem di Nefertiti. L'interno è dominato
dalla scena dei festeggiamenti per il dodicesimo anno di regno: in presenza
della coppia reale che si tiene per mano sotto un baldacchino, si svolgono gare
di lotta mentre delegazioni straniere consegnano doni.
-
Meryre
I, alto sacerdote di Aton (nessuna relazione con il precedente). E' la
più fastosa e ben conservata di questo gruppo di tombe: tra le numerose
raffigurazioni sulle paeti, la coppia reale sul carro a cavalli, Meryre che
riceve l'onorificenza del colletto d'oro, il sacerdote che accompagna la
famiglia reale con un'affollata processione al grande tempio di Aton, oltre le
consuete scene di offerta ad Aton; tra la miriade di particolari, si nota un
rilievo con un gruppo di musici tra cui un suonatore d'arpa cieco, ma i tanti
altri li lascio al gusto della scoperta dei futuri visitatori.
Circa sei
chilometri dividono la suddetta area da quella delle tombe meridionali, tra cui
visitiamo quella di
Ay. Tra le molteplici attribuzioni, Ay
aveva quelle di "capo degli arcieri", "scriba reale", "sovrintendente dei
cavalli del Signore delle due terre"; ciò fa pensare che godesse di grande
favore a corte, tanto che ascese - peraltro per un regno breve - al trono
faraonico alla morte di Tutankamon. L'importanza del personaggio si riflette
nella bellezza della sua tomba: i rilievi policromi sui due lati dell'ingresso
ritraggono Ay con la moglie Tiye in adorazione di Aton insieme con la famiglia
reale, e di nuovo la coppia con l'iscrizione dell'Inno ad Aton; nella sala
sepolcrale con quattro colonne finemente decorate, spiccano raffigurazioni di Ay
e Tiye che venerano i cartigli reali, una scena della famiglia reale con figure
danzanti, Ay che riceve doni da Akhenaton.
Dell'area di
Akhetaton
propriamente detta, che si estendeva lungo una fascia di 15 km. sulla
riva est del Nilo ai piedi delle montagne che ospitano le necropoli appena
descritte, sono visibili oggi solo rovine, dalle quali continui studi iniziati
nel 1887 hanno ricostruito con buona plausibilità la destinazione degli
spazi.
Il
Palazzo Settentrionale (o Palazzo di Nefertiti)
era una residenza autosufficiente circondata da mura con sale e porticati che si
affacciavano su un giardino centrale con stagno artificiale. Lo splendore delle
decorazioni a carattere paesaggistico di pavimenti e muri può essere apprezzato
dai frammenti esposti al Museo del Cairo.
Non molto di più rimane del
complesso del
Palazzo Reale, del
Grande e del
Piccolo Tempio di Aton. Le indagini archeologiche hanno
permesso una ricostruzione virtuale della città, con la strada principale e
quelle laterali, le abitazioni dei funzionari, il quartiere dei militari, i
magazzini, i forni, le manifatture, le botteghe; di tutto ciò il visitatore
odierno può però solo vedere basse cinte di mura e resti di colonne.
Per una
dettagliatissima ricostruzione dell'intera area amarniana, raccomando il sito
Touregypt riportato nei links in calce.
Terminata la visita dell'"Orizzonte
di Aton", resta giusto il tempo, sulla via del ritorno a El-Minya, per la visita
del
Museo di MALLAWI (ingresso 6 LE + 10 per la fotocamera).
Piccolo ma interessante, espone materiale proveniente dalle aree di Thuna
el-Gebel e Hermopolis Magna, tra cui sarcofagi, maschere di mummie, ceramiche,
suppellettili funerarie di epoca tolemaica e greco-romana. Particolarmente
curiosi sono le mummie e i sarcofagi in pietra degli ibis sacri al dio
Thoth.
Rientrati in hotel, abbiamo ancora un'ultima curiosità: visto che è
l'ultima notte che passeremo a El-Minya, ci sembra il caso di fare almeno un
giro sommario in città, per quanto non presenti eminenze tali da renderla
irrinunciabile.
Ciò avverrà dopo cena, con l'obbligo dell'accompagnamento
della scorta armata. Percorriamo circa un chilometro della "corniche" del Nilo,
un ampio viale sul quale si susseguono spazi verdi con tavolini e chioschetti di
ristoro; sostiamo ai tavolini di uno di questi per bere qualcosa ammirando il
corso del Grande Fiume, sempre attorniati da poliziotti, alcuni a piedi e altri
su una jeep sul bordo della strada. Un'atmosfera surreale, dalla quale ci
alleviano le prime gocce di pioggia che ci inducono a ritirarci in albergo.
Leandro Ricci