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PAPIRUS
11/12/2007 19:05
Dopo aver letto “Antichi Astronauti” di Stiebing (Avverbi) mi sono fatto un sacco di domande sull’Archeologia Misteriosa e ho cominciato a farne a diverse persone che avevano delle competenze specifiche. Quando visitavo un museo Archeologico o una mostra chiedevo se era disponibile un archeologo e lo “tempestavo” di domande su questi temi.
Generalmente il problema principale era fargli capire l’argomento, dovevo alla fine essere molto esplicito “tirando in ballo” i soliti antichi visitatori extra mundi che avevano distribuito tecnologia e aiuto ai nostri lontani antenati. Infatti il loro livello intellettivo era talmente basso che senza l’intervento degli antichi astronauti non sarebbero riusciti nemmeno a chiudersi la “patta”.
Precisamente il primo scambio di parole fra un’aliena e un nostro progenitore dovrebbe essere stato: “Guarda che hai la patta aperta !”
Quasi sempre andava a finire che non ne sapevano niente di più, dopo aver storto un poco il naso sentendo questa teoria. (quella degli antichi astronauti, non quella della patta)
Sicuramente è andata in modo diverso nell’estate del 2001 quando in un grande museo archeologico dell’Italia del sud, ho chiesto informazioni ad un’archeologa che faceva da guida.
Ho chiesto semplicemente se sapeva qualcosa sull’ultima teoria di datazione della Grande Piramide, uscita in quel periodo e che cosa ne pensava.
Sarà stata l’insopportabile calura estiva o l’averla interrotta mentre stava leggendo un articolo sull’Uomo del Similaun oppure era semplicemente una giornata no come può accadere a chiunque, sta di fatto che dopo la mia domanda si è notevolmente alterata e alzando la voce ha detto più o meno la solita frase tipo che cominciava con “… è impossibile…”.
Sono pienamente d’accordo con lei infatti questa teoria che non vale neanche la pena citare è stata in circolazione ancora qualche mese e dopo è caduta definitivamente nell’oblio, forse una delle peggiori teorie che si siano mai sentite.
Questo episodio è stato molto importante (dovevate esserci anche voi a sentire come urlava), perché ho cominciato a pensare una cosa che subito mi è sembrata un’eresia, andare di persona a cercare una risposta alle tante domande che mi ponevo.
A prima vista potrebbe apparire come un eccesso di presunzione, chi ha potuto conoscermi di persona sa che non è da me un simile comportamento.
Sono realmente un curioso, ho cominciato con una mega ricerca su internet durata alcuni mesi, avendo solo a disposizione la sera e non tutte le sere hai voglia di navigare, quando non crolli sul letto dopo una giornata di lavoro.
Ho appreso così che c’erano altri misteri archeologici “troppo freschi” per essere presenti nei libri, come il mitico e simpaticissimo alieno di Saqqara e altri misteri che non appartenevano al campo dell’archeologia ma che erano sicuramente intriganti come le pietre mobili della California.
Questa ricerca mi ha permesso di conoscere cosa si può trovare sul web in fatto di misteri archeologici e non e constatare che le pagine dedicate ad una visione critica o ancora peggio i siti di questo genere sono veramente pochi. Contemporaneamente ho intrapreso la lettura di molti dei libri che hanno dato inizio a queste teorie.
Alla fine del 2003 ho ricevuto un regalo di Natale inatteso, infatti la community di Egittologia.net ha fatto una ricerca critica sul papiro di Tulli con tanto di traduzioni a cura di Franco Brussino. Questo studio ha fornito importanti informazioni che portano a considerare questo chiacchierato papiro, peraltro citato solo su testi di ufologia, un clamoroso falso.
Degli argomenti sui misteri archeologici affrontati sino ad ora nessuno ha saputo convincermi che ci sia qualcosa di veramente misterioso. Il mistero nasce dalla mancanza di dati, dalla scarsità di conoscenza che abbiamo su molti aspetti del nostro passato.
Erich Von Daniken con una storica e famosa frase dichiarava: “Ogni giorno le pale degli archeologi incappano in oggetti curiosi che solo con grande fatica si lasciano collocare negli schemi preesistenti…”
Essendo anche un appassionato di archeologia e volontario di una associazione archeologica, ritengo che le pale degli archeologi ogni giorno contribuiscano a smuovere quel velo di mistero aumentando le conoscenze riguardo al passato incrementando i dati in nostro possesso.
Ogni zona archeologica saccheggiata, ogni campo “spolpato” di reperti, parte dei migliori manufatti antichi svenduti per quattro soldi o una necropoli distrutta consapevolmente, con l’utilizzo di una ruspa e il supporto di vari camion (ogni riferimento non è puramente casuale) determina sicuramente una irreparabile distruzione di dati per ricostruire la storia.
Per la comprensione delle vicende antiche l’archeologia riveste un ruolo di primaria importanza ed è necessario fornirgli aiuto e sostegno in modo che continui questa interminabile ricerca.
Non so se oggi l’archeologia misteriosa otterrebbe un successo come negli anni 60 e 70 con incisioni rupestri di astronavi, raffigurazioni di spaziali ovunque, oggetti misteriosi a più non posso e spazioporti sulla piana di Nazca. Anche per questo motivo dopo un’attenta riflessione molti ricercatori indipendenti hanno preso le distanze dagli inizi dove l’archeologia misteriosa era costituita principalmente da un grande sensazionalismo e si procedeva in gran parte con confronti e somiglianze di oggetti. Questo manufatto antico assomiglia ad un oggetto che utilizziamo oggi, perciò anticamente si servivano d’ illuminazione elettrica, aerei, lampadine, mitragliatori, astronavi, aeroporti e via di questo passo.
La popolarità è stata determinata in gran parte dalla mancanza di indagini e dati archeologici, questa disciplina a differenza di un’archeologia alternativa a buon mercato (anche se il prezzo dei libri non è certo roba da poco), procede a piccoli passi, certe volte potrebbe sembrare caratterizzata dall’immobilismo (causato dalla cronica mancanza di fondi), ma procede e i risultati non tardano a vedersi.
L’esempio classico riguarda il famoso Astronauta di Palenque dove molti ricercatori hanno intravisto nel rilievo del sarcofago lo schema stilizzato di un mezzo volante, con tanto di pilota ai comandi. Questa visione spopolava in quegli anni ma con lo studio intensivo di quelle culture si è potuto vedere che ad oggi ci sono moltissimi motivi per accantonare in modo esauriente l’ipotesi del razzo. L’archeologia rispetto a quei periodi ha fatto passi da gigante e ne è una prova l’ottimo libro “Una foresta di re” di Linda Schele e David Freidel di Corbaccio edito nel 2000, quasi seicento pagine di dati, risultati di scavi e studi su quelle popolazioni.
Un genere di libro che a un appassionato di questi argomenti non può mancare, dove una parte è dedicata alla storia della dinastia di Palenque e al Tempio delle Iscrizioni, al significato della lastra tombale e al motivo perchè il sovrano Pacal si trova raffigurato in quella posizione.
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