Ho appreso oggi (15 marzo 2007) la notizia, anche se era in rete da molti mesi e già me l’immaginavo. Il Mystery Park a Interlaken è oramai un sogno terminato con la chiusura definitiva. Non sono certo contento, penso ai cento e più dipendenti licenziati, mi viene in mente la dolce Ingrid che ti accoglieva alla cassa con il suo sorriso e alla ragazza che mi ha consegnato Kosy, parlava un italiano da favola.
Mi spiace anche per il “sogno” di Erich Von Daniken, l’ho ripetuto fino alla noia, sono cresciuto leggendo i suoi libri e mi ha fatto fantasticare a occhi aperti cercando la soluzione ai suoi quesiti.
Anni dopo ho effettuato un percorso diverso prendendo un atteggiamento critico nei confronti degli argomenti trattati nel campo dell’archeologia misteriosa. Nonostante le varie polemiche generate per come sono state trattate e sviluppate le tematiche esposte nel Mystery Park, alle quali riserverò uno spazio separato, questa notizia mi ha lasciato un senso di vuoto.
Certo le aziende aprono, chiudono, certi progetti nascono per crescere e arrivare a mete inaspettate, altri come quello del Mystery Park devono arenarsi lungo il percorso dopo una brevissima esistenza.
È stato inaugurato verso la metà del 2003 come parco dedicato ai misteri dell’archeologia e non solo. Conoscendo Erich Von Daniken e il suo pensiero, si può immaginare in anticipo quale sia il messaggio fondamentale che si percepisce visitandolo. Gli dei degli antichi popoli erano in realtà visitatori alieni.
Ho avuto la fortuna (dipende dalle opinioni) di poterlo visitare di persona in seguito a una mail di Marcello che mi segnalava la notizia di un fallimento imminente, erano gli inizi di giugno del 2006. Mi ero perso e “mi rode” ancora adesso la mostra Unsolved Mysteries, dove si potevano vedere diversi oopart dal vivo. A questo punto non potevo lasciarmi scappare, visto il mio interesse per questi argomenti, quella che poteva essere una delle ultime occasioni per visitarlo.
Il parco è stato oggetto di un’indagine a cura del gruppo CICAP del Piemonte al seguente link:
http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php?section=indagini_out&content=interlaken
Ci tenevo veramente tanto a vedere cosa la mente vulcanica di quello Svizzero Pastrugnone, come lo chiamo sempre in termini affettivi, avesse partorito.
Finalmente verso la metà di giugno, appena in tempo, mi sono recato in Svizzera a Interlaken.
Lo scopo di questo lavoro diviso in numerose parti, da un lato è condividere con tutti una descrizione di cosa ho potuto vedere e provare durante una giornata dove mi sono veramente divertito, dall’altro una guida rigorosamente personale che offro a chi non ha mai potuto visitare questo luogo.
Il tutto intrecciato con le foto scattate in questa occasione e dei miei pensieri a riguardo. Successivamente cercherò di sviluppare alcuni di questi temi, che avrò modo di esporre con molta calma in seguito. Siccome il parco è definitivamente chiuso non mi sembrava il caso di lasciare scomparire dalla memoria quest’esperienza che nel bene e nel male è oramai diventata leggenda.

Durante il tragitto ho potuto ammirare le meravigliose montagne svizzere, attraverso il passo di Novena, scendendo fino a Gletsch, località incredibile, situata in una valle molto piccola dove si trova una stazione ferroviaria del trenino a cremagliera. Gli edifici presenti si contano sulle dita delle mani, stazione compresa. Da qui si può salire sul passo del Furka o scegliere il passo Grimsel per proseguire verso la meta di Interlaken. Una volta arrivati sul passo si scopre un’incredibile attività ricreativa, bar, una chiesetta, altre attività commerciali, pochissimi edifici come a Gletch, ma una concentrazione di vita notevole. Auto e moto in gran numero parcheggiati negli spiazzi vicino al laghetto e al Parco delle Marmotte. Durante il percorso in località diverse ho potuto vedere uno scoiattolo, due marmotte e quello che mi è sembrato essere un camoscio. Certo con l’andazzo che si è intrapreso sul pianeta, mi meraviglio sempre quando capita l’occasione di vedere animali diversi dal solito.
Anche se la mia idea è diversa da quella del Pastrugnone, il Mystery Park era un bel posto dove trascorrere una giornata in pieno divertimento, ne più ne meno. Certo non potevi salire su delle giostrine, partecipavi da spettatore a quello che era già stato confezionato per il pubblico.
Una delle cose che ti colpiscono maggiormente della Svizzera è la pulizia e l’ordine che regnano nelle cittadine e la tranquillità quasi irreale, anche se la superstrada è nelle vicinanze.
Arrivato a destinazione mi accorgo subito dell’immenso parcheggio progettato per accogliere 1200 automezzi. Appena sceso dalla macchina non ci credevo ancora di essere arrivato e poter visitare il mitico Mystery Park, posto che per me era il paese delle meraviglie. Avevo proprio il desiderio di esserci.

Il prezzo del biglietto costava 48 CHF (32 € dipende dal cambio) in aggiunta 5 CHF per il parcheggio. Il biglietto d’ingresso non è proprio economico, ma posso capirlo dopo aver visto l’incredibile utilizzo di moderne tecnologie e la necessità di recuperare soldi per pagare i 121 dipendenti impiegati a tempo pieno. Il mio commento non è sicuramente obbiettivo perchè falsato dal fatto che l’argomento mi interessa molto. Io non andrei mai allo stadio e un tifoso magari non verrebbe mai al Mystery Park. Questo parco rappresenta la mia Gardaland.
La cifra degli occupati è stata ricavata dalle dichiarazioni in occasione dell’apertura, quando ci sono andato io non mi sembrava proprio una struttura che impiegasse tutto quel personale, al giugno dello scorso anno la notizia dei problemi imminenti era già di pubblico dominio.
Tenuto presente che per girarlo completamente e assistere a tutte le proiezioni sono necessarie 5-6 ore, se invece sei curioso e appassionato, ti fermi a osservare meglio e a fare delle foto, come nel mio caso, ne sono necessarie almeno 7. Basta fare il confronto con l’ingresso ad altri parchi e alla durata di un film al cinema, ognuno può tirare le proprie conclusioni. Dipende sempre dall’interesse che una persona ha verso questi argomenti.
La prima considerazione stupidina mi viene in mente leggendo un comunicato stampa, dove il numero di addetti a tempo pieno è di 121,5 , mi sorge spontanea la domanda: Chi dei dipendenti è stato tagliato a metà ?
Procedendo oltre la cassa prima di entrare nei vari padiglioni ad ogni persona viene consegnato “Kosy” (Kommunikations System), uno “scatolino” con auricolare progettato in modo veramente intelligente.
Può essere programmato in 11 lingue diverse e serve per illustrarti il contenuto di una vetrina o il significato di una ricostruzione, oppure durante le proiezioni. Ricevendo la trasmissione audio su una frequenza nella gamma dei GHZ, ben si presta a non subire eventuali disturbi dall’esterno, procurati volutamente o accidentali e nello stesso tempo ha un’area di ricezione ben precisa attorno a ciascuna vetrina. Infatti avvicinandosi ad ognuna comincia la ricezione delle spiegazioni.
Ci troviamo nel primo padiglione, che contiene la cassa, il punto informativo, il guardaroba, un’area di raccolta per i gruppi numerosi, la distribuzione del “sistema audio” e lo spazio per mostre temporanee.
Generalmente ci si accorge solo dopo, a visita terminata, che prima di entrare nel corridoio ad anello, sulla sinistra si accede ad un’attrazione imperdibile del Mystery Park: la ricostruzione del Gigante di Loya. Realizzato in 5 mesi dall’americano Alex Putney e dai suoi collaboratori per la mostra “Unsolved Mysteries”.

Questa appariscente, incredibile e ipotetica ricostruzione è stata possibile grazie al riconoscimento da parte di anatomisti (non ben precisati), di un frammento di osso (non ben precisato), ritrovato in Ecuador e riconosciuto come umano. Mi piacerebbe tanto per tagliare la testa al toro, pardon al gigante, vedere pubblicate le analisi, presso quale laboratorio e conoscere l’iter seguito in base al quale l’osso è stato classificato come appartenente al genere umano, oltre alla sua foto. Cosa ci volete fare, sono una specie di San Tommaso, senza il Santo però. A me non basta una ricostruzione, una foto o fonti tipo “... mio cuggino mi ha detto…” oppure “… il mio amico Antonio una volta ha
trovato …”. Voglio sempre saperne di più. I giganti saranno uno degli argomenti di ricerca per l’immediato futuro. Oltre ad alcune riflessioni sul materiale fotografico di vario tipo che si trova in abbondanza su internet. Quando a casa ho rivisto le foto mi è venuta una notevole curiosità a riguardo. Fatte le dovute proporzioni con il frammento d’osso, l’altezza di questo “gigante” doveva essere di 7,6 metri. Wow.